Agrigento

Tutti insieme dopo 40 anni: gli ex ragazzi di via Dante si rincontrano

Una serata dedicata alla nostalgia e al rcordo di tempi passati, trascorsi tra un calcio ad un pallone e i motorini truccati

Pubblicato 31 minuti fa

Di nuovo insieme dopo 40 anni, a ricordare i tempi della giovinezza trascorsi tra un calcio ad un pallone nel campetto sterrato che agli occhi di un ragazzino appariva come Wembley, le prime cotte, le litigate. Insomma, quel mondo che quando hai 14 anni ti sembra tutto ma invece non è molto. O forse no.

Gli ex ragazzi della via Dante si sono dati appuntamento nei giorni scorsi per ripercorrere “gli anni d’oro del grande Real”, per citare gli 883, e lasciarsi trasportare dalla nostalgia. Tutti oggi hanno famiglia, lavori, passioni e molti di loro sono volti notissimi in città, ma per una sera hanno avuto la possibilità di essere di nuovo quei ragazzini in calzoni corti che correvano dietro ad un pallone che sembrava stregato.

A tracciare un ricordo di quegli anni è stato Giuseppe Vella, uno dei promotori della rimpatriata.

“Mi ricordo come se fosse ieri, la nostra infanzia, noi “seduti nel portone di casa, sotto quell’arco bianco, accanto la mitica “Sanimarket” di Lanfranco a scoprire nuovi giochi, mentre le giornate scorrevano sui nostri sogni adolescenziali, le risate e le discussioni echeggiavano ancora: c’ero Io il sognatore, oggi più che mai nostalgico di quei tempi, Nicola il calciatore più bravo che desiderava la Serie A, Osvaldo il talentuoso che suonava la chitarra sulla vespa blu, Peppe il gigante buono che dipingeva i nostri eroi sui muri e mascotte per i “Suspicious minds”, Riccardo il capo banda con la sua giacca di pelle su una ruota con il suo “Si”, Piero il bello che collezionava cuori infranti, Angelo incline alla rissa sempre pronto a difendere l’onore del gruppo e bere Coca Cola ogni notte, Dario il duro con le scarpe con la punta di ferro appariva immortale, però cantava Sapore di Sale per la Corrida, Peppe balbuziente ma che cantava Go Jovanotti Go da Dio, Alfonso il buono e il suo pallone “amaro 18” che rotolava tra i nostri piedi, Angelo il biondissimo, che saliva la scalinata bianca a zig zag, dondolando la testa fantasticando nuove avventure.
Rivedo ancora Lorenzo combina guai pronto a inventarsi un nuovo pasticcio e prenderle di santa ragione dai più grandi, Gino dalle battute strane che riusciva a farci ridere anche nei momenti storti, e il caro Filippo sempre ligio allo studio rappresentava la mia bussola di saggezza.
Poi c’erano loro, i grandi, la cui base era il bar del mitico Giusto con a fianco il Maestro Giovanni Bivona a dargli lezioni di vita, ho impresso i loro volti: quelli di Leo ed Emanuele, i grandi del gruppo e guide sicure, della triade Michele, Ignazio, e Ivan baluardi silenziosi della nostra infanzia, e al loro fianco, con quel suo inconfondibile baffetto da boss, c’era l’altro Michele che, insieme a Carmelo, vegliavano su noi più piccoli, rendendo ogni giorno un’avventura sicura e indimenticabile.
In quegli anni ’80 fatti di gettoni e pomeriggi infiniti, restano, le dita agili di Gerlando davanti ai cabinati di Super Mario Bros e Mexico 86 della sala giochi del mitico di Fofò che immagino stia ancora inseguendo quella peste di Giacomo colpevole di avergli fatto cadere le monete ordinate a colonna e speranzoso di incrociare Alberto con una delle sue molteplici motociclette.
Nelle Notti Magiche di quell’estate italiana del 1990, tutti insieme a seguire gli azzurri, ricordo ancora Dario con il pallone e la sua maglia della Juve, ma anche Attilio, Peppe Mò e molti altri che, anche se atei del calcio, furono travolti dalla febbre mondiale che aveva contagiato tutti.”
Spostandoci verso la Chiesa incontravi loro, quelli più educati, i cosiddetti amici del temutissimo Don Salvatore: Nino, Emanuele, Totò, Angelo, Mario, Fulvio, Enzo, Giovanni, Alessandro erano in tanti, ma mai sufficienti, gli pseudo proprietari della mitica Sala che, con infinita pazienza, cercavano di arginare il caos ogni volta che il locale veniva invaso da noi, una banda di giovani teppisti affamati di ping pong e calcio balilla ma sempre terrorizzati dal richiamo severo di suor Giuditta che con il catechismo ci riportava, volenti o nolenti, con i piedi per terra.
Ne vogliamo parlare del paradosso di Giuseppe, sempre presente al Giovani in Festa per non perdersi la compagnia, nonostante restasse un convinto e fervente ateo? E di quel quartetto Luigi, Roberto, Salvo e Daniele? Li osservavo e ammiravo perché tra loro c’era sempre quella sana competizione su chi avesse più successo con le ragazze, un gioco tipico di quell’età, ma il vero tesoro di quei tempi era l’amicizia che li univa, più forte di qualsiasi scommessa. In quegli anni ’80 e‘90 che sapevano di libertà, il tempo era scandito dai primi, incerti amori da ragazzini sussurrati all’orecchio, dalle partite di calcetto al campo in terra battuta che ha visto protagonisti diverse generazioni, dalle guerre a colpi di limoni e pistole ad aria compressa, dal rombo dei motorini truccati 75 che sfrecciavano per le strade della mitica, nostra madre amatissima, Via Dante”.

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