Agguato a Favara, almeno 30 i colpi esplosi per uccidere, ritrovata auto bruciata: il messaggio del kalašnikov
Proseguono le indagini a Favara per la sparatoria avvenuta nella tarda serata dell’altro ieri. Colpi d’arma da fuoco, un kalašnikov e una pistola calibro 9, in via Torino. Obiettivo di almeno tre sicari (due sparano il terzo alla guida di un Fiorino) Carmelo Nicotra, 33 anni, proprietario di un magazzino nella via dell’agguato. Sarebbero stati […]
Proseguono le indagini a Favara per la sparatoria avvenuta nella tarda serata dell’altro ieri.
Colpi d’arma da fuoco, un kalašnikov e una pistola calibro 9, in via Torino. Obiettivo di almeno tre sicari (due sparano il terzo alla guida di un Fiorino) Carmelo Nicotra, 33 anni, proprietario di un magazzino nella via dell’agguato.
Sarebbero stati almeno una trentina i colpi esplosi, colpi che hanno raggiunto la saracinesca del magazzino dove si trovava il favarese e il portone di ingresso di un’abitazione. Alcuni colpi, invece, sono finiti “per bucare” l’auto di una donna che era parcheggiata nelle vicinanze. A proposito di auto, è stata ritrovata dagli investigatori una Renault bruciata poco fuori dal paese agrigentino, auto che potrebbe avere a che fare con la vicenda.
Sembra che il gruppo di fuoco fosse composto da tre o quattro persone che hanno agito dopo essersi avvicinati al luogo della sparatoria in un furgone. Oltre al kalašnikov sembra quasi certo che sia stata utilizzata almeno una pistola calibro 9×21. L’uomo ferito è stato soccorso da qualcuno (non è stato volutamente rivelato il nome) che ha trasportato Nicotra nei pressi dell’ospedale San Giovanni di Dio (non dentro l’ospedale, con il chiaro intento di non farsi identificare) dove l’uomo ferito è stato notato da una coppia di fidanzati che ha dato l’allarme. Immediatamente sono scattate le indagini svolte da Carabinieri e Squadra mobile.
La grave vicenda, come abbiamo da tempo indicato, si inserisce nel contesto di fatti di sangue registratisi sull’asse Favara – Liegi. Le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo (sul luogo del delitto, tuttavia è intervento il Pm Federico Panichi della Procura di Agrigento) che da tempo ha individuato nelle sparatorie che hanno avuto per vittime persone legate con il gruppo Di Stefano (furia, il soprannome) il filone da seguire, adesso fanno registrare un importante segnale, quasi un messaggio di alto valore simbolico, rappresentato dal kalašnikov usato per uccidere Nicotra.
Un messaggio potente che sembrerebbe indicare una forza militare di assoluta valenza e che deve essere tenuta in debita considerazione da chi deve capire e che sicuramente ha già capito.
La micidiale arma da guerra è stata già usata in altri episodi delittuosi, poche volte, in verità, ma questa volta si ha la ferma convinzione che il lungo rosario di proiettili lasciato sul selciato abbia avuto lo scopo di comunicare con chi deve capire e sapere.





