“Appalti e mazzette”: le elezioni del Libero Consorzio e la foto del voto come prova di fedeltà: “Ha fatto il bravo..”
Grandangolo mostra in esclusiva la famigerata fotografia della scheda elettorale inviata da un consigliere comunale come prova di fedeltà durante le elezioni del Libero Consorzio di Agrigento
Un “sistema” in grado di influenzare appalti pubblici, nomine e anche l’andamento elettorale dell’ultima tornata elettorale del Libero Consorzio di Agrigento. È l’ipotesi sostenuta con forza dalla Procura della Città dei templi nell’ormai nota inchiesta “Appalti e mazzette” con 32 indagati – tra persone e società – che adesso rischiano il rinvio a giudizio. La tornata elettorale dello scorso aprile, che ha visto l’elezione a presidente di Giuseppe Pendolino (non indagato ndr), finisce direttamente nelle carte dell’inchiesta. Il pool di magistrati – con il procuratore Giovanni Di Leo ed i sostituti Annalisa Failla e Gaspare Bentivegna – è convinto di aver cristallizzato non una legittima seppur discutibile trama politica alla ricerca di voti utili per eleggere il proprio candidato ma l’intervento diretto del “sistema” con alcuni imprenditori favaresi “scesi in campo” su ordine del dominus “a caccia” di consiglieri comunali del territorio che possano esprimere la preferenza al nome indicato anche se appartenente ad uno schieramento opposto. E come prova di fiducia e lealtà veniva chiesta anche la fotografia del voto all’interno della cabina elettorale. Ed è quello che poi, in effetti, è accaduto durante le elezioni del Libero Consorzio. Gli investigatori della Squadra mobile, che ormai da tempo monitorano tutte le azioni, riescono attraverso un trojan ad estrapolare la famigerata immagine che oggi Grandangolo pubblica in esclusiva.
Ma facciamo un passo indietro. È importante definire il contesto. Alla tornata elettorale per eleggere il nuovo presidente dell’ex Provincia ci sono due schieramenti: Giuseppe Pendolino, sostenuto dall’alleanza Mpa-Forza Italia e Pd, e Stefano Castellino, sindaco di Palma di Montechiaro sostenuto in solitaria da Fratelli d’Italia. A spuntarla sarà il primo, candidato dell’onorevole Roberto Di Mauro. Ed è curioso come uno degli elettori “agganciati” dal presunto unico sistema politico-imprenditoriale sia proprio un consigliere comunale di Favara di Fratelli d’Italia che esprimerà la preferenza per il favorito indicato dal gruppo Di Mauro. Per gli inquirenti è la prova dell’esistenza “di una struttura relazionale consolidata che si avvaleva del contributo operativo degli imprenditori, soggetti portatori di interesse convergenti e riconducibili al sistema”. Pochi giorni prima della tornata elettorale il nome su cui puntare è una consigliera comunale di Licata. Di Mauro, però, indica un nuovo nominativo: “Architetto, mi scusi, per quanto riguarda domenica.. il candidato è Traina” dice l’onorevole a Sebastiano Alesci. Quest’ultimo, il 28 aprile, incontra in un noto ristorante di Licata l’imprenditore favarese Caramazza e il funzionario comunale Giarratana. Per gli investigatori è il momento in cui vengono comunicate le nuove direttive sul voto.
Ed è così che Caramazza informa Luigi Sutera Sardo a “muoversi” per il candidato Traina (non indagato ndr) precisando anche la richiesta di una fotografia a voto avvenuto. Ed è così che viene individuato un consigliere comunale di Favara di Fdi disposto a seguire il diktat del gruppo. Per gli investigatori si assiste ad una “manovra occulta volta ad orientare il voto del consigliere comunale (non indagato ndr) in favore del candidato di Di Mauro”. Il riscontro di quanto ipotizzato dai poliziotti della Squadra mobile avviene da una intercettazione e da una fotografia estrapolata grazie al trojan inoculato nel cellulare di Sutera Sardo. Sul dispositivo di quest’ultimo viene trovata l’ormai famosa foto del voto con il nominativo precedentemente indicato e, mentre dialoga con l’imprenditore Caramazza dice: “Vedi che poi tuo compare ieri sera mi è venuto a trovare.. A posto, a posto.. si il bravo ha fatto sì..”. Gli agenti della Squadra mobile, nell’informativa di oltre mille pagine ormai agli atti, annotano: “L’analisi delle conversazioni esaminate ha evidenziato l’esistenza di un’azione coordinata e condivisa tra più soggetti finalizzata alla raccolta e al coinvolgimenti di consensi elettorali a favore di candidati riconducibili alla stessa area politico-imprenditoriale guidata dall’onorevole Di Mauro [..] L’operazione elettorale ha raggiunto pienamente il suo scopo: Giuliano Traina è (non indagato ndr) è stato eletto consigliere del Libero Consorzio nella lista “Uniti per Agrigento” che ha ottenuto 3 seggi mentre Giuseppe Pendolino (non indagato ndr) è stato eletto presidente”.
IL RATO DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, DI MAURO: “IO ESTRANEO”
Nelle scorse settimane la Procura di Agrigento ha chiuso la maxi inchiesta notificando l’avviso di conclusione indagini. Il reato di associazione a delinquere viene contestato a quattro indagati: il super-burocrate Sebastiano Alesci, il deputato regionale Roberto Di Mauro, l’ex consigliere provinciale Luigi Sutera Sardo e l’ex dirigente del Comune di Ravanusa, Vittorio Giarratana. Per i pm agrigentini i quattro avrebbero fatto parte di “una associazione a delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di delitti contro la Pubblica Amministrazione [..] altresì condizionando gli esiti elettorali del Consorzio Comunale di Agrigento, mediante il pilotaggio del voto degli aventi diritto, così da garantire l’elezione di soggetti ritenuti funzionali agli interessi del sodalizio e consolidare così il controllo sulle successive attività amministrative dell’ente”. Secondo i pm un ruolo decisivo in tal senso lo avrebbe avuto Luigi Sutera Sardo che – scrivono i pm nel provvedimento – “operava quale collaboratore di Alesci e quale vero e proprio intermediario nei rapporti tra l’Alesci e gli operatori economici favoriti dal primo [..] mantenendo i contatti tra Alesci, Giarratana e i Caramazza (quest’ultimo arrestato due volte nell’ultimo mese per vicende di tangenti ndr), i quali appoggiavano – mediante interventi su consiglieri comunali di Favara di loro conoscenza – la candidatura a presidente del Libero Consorzio di Giuseppe Pendolino su indicazione indiretta del Di Mauro, con il quale assumevano di “stare” e ricevendo a mezzo di messaggistica (mediante invio della foto della scheda elettorale) la prova del voto del candidato appoggiato dai sodali.” La difesa dell’onorevole Di Mauro, rappresentata dall’avvocato Lillo Fiorello, era intervento sul punto così: “Nella qualità di difensore dell’On. Roberto Di Mauro, in relazione all’inchiesta sugli appalti truccati in provincia di Agrigento, poichè sono state pubblicate notizie non corrispondenti al vero, precisa anzitutto che l’Onorevole Di Mauro non è sottoposto ad indagini per ipotesi corruttive, nè gli si contesta di avere ricevuto tangenti o qualsiasi altra utilità. Forma oggetto di comunicazione un’unica ipotesi di turbata libertà degli incanti nell’ambito di un asserito contesto associativo. Da tale ipotesi, l’Onorevole Di Mauro si dichiara estraneo e fiducioso che lo sviluppo delle indagini confermerà la correttezza del suo operato”.




