Blitz “Montagna 2”, scena muta dei (presunti) boss arrestati; sette tentate estorsioni nell’agrigentino, imprenditori denunciano
Si sono svolti ieri mattina gli interrogatori di garanzia delle persone arrestate lo scorso 27 giugno nell’ambito dell’operazione “Montagna 2” – naturale prosecuzione della prima maxi retata del gennaio scorso – che ha portato nuovamente in carcere dieci persone, tutte rimesse in libertà dal Tribunale del Riesame a febbraio. Gli arrestati sono Antonino Vizzì, 63 […]
Si sono svolti ieri mattina gli interrogatori di garanzia delle persone arrestate lo scorso 27 giugno nell’ambito dell’operazione “Montagna 2” – naturale prosecuzione della prima maxi retata del gennaio scorso – che ha portato nuovamente in carcere dieci persone, tutte rimesse in libertà dal Tribunale del Riesame a febbraio.
Gli arrestati sono Antonino Vizzì, 63 anni, ritenuto reggente della “famiglia” di Raffadali; Vincenzo Pellitteri, 66 anni, ritenuto reggente della “famiglia” di Chiusa Sclafani; Franco D’Ugo, 52 anni, del clan di Palazzo Adriano; Giovanni Gattuso, 62 anni, ritenuto reggente della “famiglia” di Castronovo di Sicilia; Vincenzo Cipolla, 56 anni, della cosca di San Biagio Platani; Raffaele La Rosa, 59 anni, ritenuto appartenente alla “famiglia” di San Biagio Platani; Raffaele Salvatore Fragapane, 40 anni, ritenuto appartenente alla “famiglia” di Santa Elisabetta; Luigi Pullara, 54 anni, ritenuto esponente di vertice della “famiglia” di Favara; Angelo Di Giovanni, 46 anni, ritenuto appartenente alla “famiglia” di Favara e Giuseppe Vella, 37 anni, della “famiglia” di Favara.
Davanti al Gip ed in presenza dei loro avvocati (Giuseppe Barba, Giovanni Castronovo, Salvatore Salvago e Nino Gaziano) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Vincenzo Cipolla, Antonino Vizzì, Raffaele Salvatore Fragapane, Luigi Pullara e Angelo Di Giovanni.
Gli indagati, a vario titolo, e in concorso con altri, dovranno rispondere anche di estorsione e tentata estorsione in quanto.
Sono sette gli episodi sotto la lente degli inquirenti, 3 portate a termine, quattro fallite.
Secondo quanto riporta l’ordinanza, in uno avrebbero costretto l’amninistratore unico di un impresa del nisseno a fornirsi di materiale edile da una specifica ditta e ad assumere una persona a titolo della cosiddetta “messa a posto”.
Come opera di convincimento si sarebbe dato fuoco ad un mezzo da lavoro presente all’interno di un cantiere.
Un altro presunto episodio estoritivo riguarderebbe una ditta di Enna. Anche in questo caso sarebbe stato incendiato un mezzo come opera di “convincimento” del titolare a impiegare i mezzi di una determinata ditta, ma in questo caso non sarebbero riusciti nell’intento.
Un terzo episodio riguarderebbe una ditta di Favara costretta ad assumere una persona per i lavori di ristrutturazione di una scuola. Un’altro, invece, riguarda una ditta che si stava occupando dell’ampliamento del cimitero di Raffadali. In questo caso sarebbero riusciti ad “incassare” 5 mila euro.






