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Blitz Montagna, Peppe Quaranta “inchioda” Pullara e parla di Favara, di “paraccari” e mandamenti provincia

Torna protagonista, con le sue dichiarazioni, il pentito di Favara, Giuseppe Quaranta. L’uomo ha dato un contributo importante all’operazione antimafia di ieri all’alba quando oltre 100 Carabinieri del comando provinciale di Agrigento hanno nuovamente arrestato dieci esponenti di vertice di famiglie di “Cosa nostra” agrigentina e del palermitano, che erano stati rimessi in libertà a […]

Pubblicato 8 anni fa

Torna protagonista, con le sue dichiarazioni, il pentito di Favara, Giuseppe Quaranta.

L’uomo ha dato un contributo importante all’operazione antimafia di ieri all’alba quando oltre 100 Carabinieri del comando provinciale di Agrigento hanno nuovamente arrestato dieci esponenti di vertice di famiglie di “Cosa nostra” agrigentina e del palermitano, che erano stati rimessi in libertà a febbraio, dopo l’imponente operazione chiamata in codice “Montagna”.

Il blitz, ordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è scattato nel cuore della notte con l’ausilio di un elicottero, di unità cinofile e dello Squadrone eliportato carabinieri cacciatori di Sicilia.

L’operazione ha inflitto un ulteriore duro colpo agli attuali assetti di “Cosa nostra”, permettendo di documentare ulteriormente estorsioni ai danni di sette aziende.

Dicevamo di Quaranta e delle sue dichiarazioni che Grandangolo ha già pubblicato nmel febbraio scorso. Il pentito nei suoi verbali ha raccontato di alcuni episodi di “pizzo” ed estorsione ai danni di ditte edili.

L’uomo ha detto: “So per certo che a Raffadali a pagare il pizzo era un bar, come mi ha detto lo stesso Francesco Fragapane; mentre un altro che pagava era il distributore di benzina all’entrata del paese”.

Su Cosa nostra il favarese ha svelato: “L’unica famiglia mafiosa presente a a Favara appartiene a Cosa nostra  e ne fanno parte Giuseppe Vella, Pasquale Fanara, Stefano Valenti, Gerlando Valenti, Giuseppe Blando, Calogero Limblici, Angelo Di Giovanni e Luigi Pullara”.

Proprio su Pullara, Quaranta, ha soffermato la sua attenzione: “E’ un netturbino, ha avuto un centro scommesse e si occupa di estorsioni ed ha anche la disponibilità di armi e droga”.

Quaranta svela altri dettagli: “Si è occupato anche della latitanza di Gerlandino Messina insieme al cognato Angelo Di Giovanni. Era Pullara che cercava i posti per il latitante. Mi parlava di fucili e pistole che nascondevano nell’appartamento della madre del Di Giovanni.”

Secondo quanto detto dal pentito a Favara vi sarebbero anche altri gruppi criminali: “Noi li chiamiamo ‘paraccari” e hanno un capo e un sottocapo, ma se devono fare attività criminali devono chiedere a Cosa nostra”.

“Favara – continua il pentito – fino al 2014 era diretto da me e ora da Pasquale Fanara, perchè io sono stato posato”.

 

Circa la composizione di Cosa nostra in provincia Quaranta dice: “Ho avuto rapporti con le famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, Giardina Gallotti, Catania, Enna e Palermo. Fino al momento del mio arresto, il rappresentante di tutta la provincia era Pietro Campo”.

“Il mandamento di Santa Elisabetta, con a capo Francesco Fragapane, comprende Raffadali,  Sant’Angelo Muxaro, Aragona. Il capo è Antonio Vizzì con Salvavatore Manno che è l’anziano. Il mandamento di Bivona comprende San Biagio Platani, Cianciana e Santo Steafno di Quisquina e comanda Giuseppe Luciano Spoto”.

 

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