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Faceva prostituire il figlio con un prete: arrestati madre e sacerdote

Il prete si trova in carcere, la donna ai domiciliari

Pubblicato 1 anno fa

Un prete in provincia di Perugia e una donna di Termini Imerese (Palermo) sono stati arrestati dai carabinieri in base ad un’ordinanza del gip di palermitano. Sono accusati di prostituzione minorile. Il prete si trova in carcere, la donna ai domiciliari.

Si tratta di don Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano in Magione, un piccolo borgo in provincia di Perugia. don Vincenzo è nato a Caltavuturo, nel Palermitano, non lontano da quella Termini Imerese dove viveva invece il ragazzino costretto a prostituirsi online e la madre del minorenne che era consenziente e che è stata arrestata anche lei.

Secondo le indagini dei militari la donna avrebbe acconsentito, ricevendo denaro, che il figlio in chat avesse rapporti virtuali con il sacerdote.

Il figlio della donna sarebbe una delle vittime.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese.

Le richieste del prete, arrestato oggi per abusi online su ragazzini contattati sui social, sarebbero state molto esplicite.

Il sacerdote chiedeva video e videochiamate in cambio di pochi euro o di favori come la ricarica della carta prepagata. Adesso il prete, originario di Caltavuturo, si trova nel carcere di Spoleto. Nell’inchiesta è coinvolta anche una donna di Termini Imerese finita ai domiciliari. E’ la madre di una delle vittime che avrebbe acconsentito alle violenze virtuali tra il figlio e il sacerdote. Il prete avrebbe fatto leva sul disagio sociale dei ragazzini e delle loro famiglie per richiedere foto e video.

“Dalle risultanze delle conversazioni captate a seguito delle autorizzate intercettazioni telefoniche e telematiche è risultato che “il sacerdote di Perugia arrestato per prostituzione minorile aggravata “con cadenza e frequenza giornaliera”, fosse “solito contattare ragazzi minorenni di sesso maschile originari di Termini Imerese e delle zone limitrofe con i quali effettua delle videochiamate a sfondo sessuale mediante le applicazioni whatsapp o messenger, chiamate durante le quali i minori compiono atti di autoerotismo dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che poi vengono caricate dall’indagato su carte post pay in uso ai minori”.

E’ quanto scrive nell’ordinanza di custodia cautelare il gio Fabio Pilato.

“La condotta – il più delle volte – consiste in un iniziale accordo telefonico cui segue la videochiamata e il pagamento”. “In alternativa, da quanto emerso nel corso delle attività di captazione, sempre utilizzando le stesse applicazioni”, il prete si faceva “inviare dei video nei quali gli interlocutori compiono atti di autoerotismo o si mostrano senza vestiti”.

“A seguito delle videochiamate intercorse con i minori” il sacerdote “è solito effettuare ricariche telefoniche ai minori autori delle prestazioni sessuali o pagamenti su carte prepagate poste pay nella disponibilità dei minori”.

“La prova del fatto che le prestazioni sessuali venivano fatte dietro corresponsione ai minori di una somma di denaro o di altre utilità emerge sia dal contenuto esplicito, chiaro e non criptico delle conversazioni captate con le vittime, sia dagli accertamenti bancari – in parte ancora in corso – che hanno consentito di verificare, per taluni episodi la corrispondenza tra la data della videochiamata durante la quale avveniva la prestazione sessuale dei minori e il versamento delle somme da parte” del prete arrestato.

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