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I clan di Porto Empedocle e Villaseta, colonnello dei carabinieri racconta genesi delle indagini 

L’ex comandante del Nucleo Investigativo di Agrigento, oggi in servizio ai carabinieri del Ros, ha raccontato la genesi della maxi indagine

Pubblicato 26 minuti fa

Entra nel vivo, con l’audizione del primo testimone dell’accusa, il processo (rito ordinario) scaturito dalla maxi inchiesta che ha decapitato i clan mafiosi di Villaseta e Porto Empedocle e fatto luce su un vasto traffico di sostanze stupefacenti. Sul banco degli imputati, in questo filone processuale, siedono 26 persone, tutte coinvolte a vario titolo nella prima delle tre operazioni eseguite dai carabinieri contro le cosche.

Questa mattina, davanti il collegio di giudici presieduto da Agata Anna Genna, è comparso il colonnello dei carabinieri Luigi Balestra, già a capo del Nucleo Investigativo, oggi in servizio al Ros. L’ufficiale, rispondendo alle domande della parti, ha raccontato la genesi della maxi indagine e – in particolare – si è soffermato sul clan di Porto Empedocle e sul ruolo di capo ricoperto da Fabrizio Messina. L’audizione del colonnello, alla luce dell’enorme attività investigativa svolta, sarà dilazionata in più udienze e riprenderà il prossimo 18 giugno. Altri 26 imputati, invece, sono a processo con il rito abbreviato e per loro sono state già chieste condanne per un totale di oltre due secoli di carcere. 

GLI IMPUTATI CON IL RITO ORDINARIO

Michele Bongiorno, 35 anni, di Favara; Ignazio Carapezza, 34 anni, di Porto Empedocle; Carmelo Corbo, 47 anni, di Canicattì; Cristian Gastoni, 32 anni, di Agrigento; Angelo Graci, 61 anni, di Castrofilippo; Gabriele Minio, 37 anni, di Agrigento; Giorgio Orsolino, 35 anni, di Agrigento; Angelo Tarallo, 45 anni, di Agrigento; Guido Vasile, 66 anni, di Agrigento; Nicolò Vasile, 44 anni, di Agrigento; Giuseppe Sottile, 38 anni, di Agrigento; Giuseppe Aliseo, 26 anni, di Canicattì; Alfonso Bruccoleri, 59 anni, di Porto Empedocle; Giuseppe Casà, 29 anni, di Agrigento; Antonio Crapa, 54 anni, di Favara; Salvatore Damanti, 36 anni, di Agrigento; Valery Di Giorgio, 29 anni, di Agrigento; Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento; Alessandro La Cola,40 anni, di Canicattì; Calogero Morgana, 39 anni, di Agrigento; Giuseppe Nicastro, 36 anni, di Gela; Gerlando Romano, 26 anni, di Agrigento; Alessandro Trupia, 36 anni, di Agrigento; Salvatore Bosco, 57 anni, di Favara; Luigi Prinzivalli, 73 anni, di Agrigento; Calogero Bellaccomo, 40 anni di Agrigento.

LE INDAGINI

In quasi tre anni di indagini, secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è stata fatta luce sulla riorganizzazione di storiche cosche mafiose come quelle di Villaseta e Porto Empedocle. La prima sarebbe stata guidata dal boss Pietro Capraro che, dopo aver scontato una condanna per mafia nell’operazione Nuova Cupola, avrebbe preso in mano le redini del clan portandolo ad una ribalta per molti inaspettata. Operazioni di polizia successive a quella dei carabinieri, infatti, hanno fotografato il ruolo di primissimo piano che la cosca di Villaseta era riuscita a ritagliarsi nelle rotte del narcotraffico arrivando addirittura a rifornire di stupefacente storici mandamenti mafiosi palermitani. La cosca di Porto Empedocle, invece, sarebbe stata saldamente nelle mani di Fabrizio Messina, fratello dell’ergastolano e vice rappresentante provinciale di Cosa nostra Gerlandino. I due clan, sempre secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, in un primo momento sarebbero entrati in aperto conflitto con attentati, danneggiamenti ed episodi che hanno destato molto allarme sociale. Il reato di associazione mafiosa – in qualità di partecipi – viene contestato ad altre tre persone: si tratta di Gaetano Licata, ritenuto il braccio destro di Pietro Capraro; Gabriele Minio e Guido Vasile, che secondo gli inquirenti farebbero parte della stessa cosca di Villaseta. Parallelamente viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti. Per i magistrati antimafia, infatti, sarebbe esistito un gruppo in grado di importare grossi carichi di droga anche attraverso canali sudamericani e del Belgio per poi rifornire in grosse quantità non soltanto la provincia di Agrigento ma anche quelle di Trapani, Caltanissetta e Palermo. Al vertice di questo sodalizio, secondo quanto contestato dalla Dda di Palermo, ci sarebbero stati Fabrizio Messina e il canicattinese Vincenzo Parla. Lo stesso reato, ma in qualità di partecipi, viene contestato anche ad Alfonso e Angelo Tarallo, Angelo Graci, Carmelo Corbo, Ignazio Carapezza e Alfonso Lauricella.

IL COLLEGIO DIFENSIVO

Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati Salvatore Cusumano, Calogero Meli, Ninni Giardina, Salvatore Pennica, Annalisa Russello, Diego Giarratana, Teresa Alba Raguccia, Davide Casà, Mariachiara Conigliaro.

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