Il massacro di Naro, ok alla perizia per stabilire capacità di intendere e volere dell’imputato
Il 26enne è ritenuto l’autore del duplice femminicidio di Maria Rus e Delia Zerniscu, brutalmente uccise lo scorso 5 gennaio nel centro storico di Naro
La Corte di Assise di Agrigento, presieduta dal giudice Wilma Angela Mazzara, ha conferito questa mattina l’incarico allo psichiatra Maurizio Marguglio per stabilire con una perizia la capacità di intendere e volere dell’imputato al momento dei fatti, la sua eventuale pericolosità nonché la capacità di affrontare il giudizio. È ripreso questa mattina il processo a carico di Omar Edgar Nedelkov, 26 anni, ritenuto l’autore del duplice femminicidio di Maria Rus e Delia Zerniscu, brutalmente uccise lo scorso 5 gennaio nel centro storico di Naro. Lo psichiatra eseguirà la perizia a partire dal prossimo 17 dicembre. L’imputato, difeso dall’avvocato Diego Giarratana, è accusato di duplice omicidio aggravato anche dalla crudeltà. L’esito dell’accertamento di natura psichiatrica rappresenta uno snodo cruciale per l’intero processo. I familiari delle vittime si sono costituiti parte civile, rappresentati dagli avvocati Calogero Meli e Giovanni Salvaggio, così come l’associazione “Insieme a Marianna”, rappresentata dall’avvocato Giorgia Parisi.
Nedelkov è accusato degli omicidi di Maria Russ, 54 anni, e Delia Zarniscu, 58 anni. Il cadavere della prima è stato rinvenuto quasi completamente carbonizzato nel soggiorno della sua abitazione in vicolo Avenia. La seconda vittima, invece, è stata ritrovata poco più avanti in un lago di sangue nel suo appartamento in via Vinci. Evidenti i segni di colluttazione così come chiare le ferite da arma da taglio. Il duplice omicidio, secondo quanto ricostruito, sarebbe maturato in un contesto di degrado e scaturito da un episodio accaduto durante un festino ad alto tasso alcolico. I sospetti su Nedelkov si sono palesati fin da subito. Il ventiseienne, secondo le indagini del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Agrigento, sarebbe stato il primo a chiamare i soccorsi dopo gli omicidi salvo poi utilizzare il cellulare di una delle vittime. Le immagini delle telecamere di sicurezza lo immortalano sui luoghi del delitto. La testimonianza dell’amico, con cui aveva trascorso la serata insieme a casa di una delle due vittime e con cui aveva avuto anche una colluttazione, è chiara e densa di riscontri. Gli investigatori così si presentano alle nove del mattino nell’abitazione del venticinquenne e nella sua stanza trovano delle scarpe bianche intrise di sangue, compatibili con le impronte rivenute sul luogo del delitto; jeans, camicia e un asciugamano sporchi di sangue. Contestualmente gli investigatori interrogano l’ex fidanzata dell’indagato e il titolare di un bar del paese in cui Nedelcov aveva dichiarato di essersi recato. La prima, dopo iniziali titubanze, ha confermato di aver ricevuto la chiamata del ventiquattrenne che le aveva intimato di mentire ai carabinieri. Il secondo ha smentito categoricamente la presenza al bar dell’indagato. Per gli inquirenti, come detto, il movente è di natura sessuale. Secondo il racconto del testimone presente alla cena, Nedelcov sarebbe stato cacciato da Delia dopo alcune avance. Poi si sarebbe recato a casa di Maria.