Tenevano incatenato in casa il nipote disabile: lui va ai domiciliari, lei resta in carcere
Un fatto che aveva sconvolto la piccola comunità di Naro fino all’intervento dei carabinieri che, proprio nel piccolo centro dell’agrigentino, scoprirono una casa-lager
Era stato arrestato insieme alla moglie nel 2019 per aver segregato in casa, e legato al letto con una catena, il nipote trentatreenne disabile. Un fatto che aveva sconvolto la piccola comunità di Naro fino all’intervento dei carabinieri che, proprio nel piccolo centro dell’agrigentino, scoprirono una casa-lager. A distanza di oltre sei anni Angelo Vinci, 60 anni, lascia il carcere di Agrigento. Sconterà il residuo di pena, meno di due anni, ai domiciliari. Lo ha stabilito il tribunale di Sorveglianza di Palermo in accoglimento dell’istanza avanzata dall’avvocato Teres’Alba Raguccia. Niente da fare per la moglie Andreina Vella. Per lei è stata confermata la custodia in carcere.
Vinci in primo grado era stato condannato a sei anni e due mesi di reclusione, pena poi ridotta in appello a cinque anni. L’uomo è stato riconosciuto colpevole dei reati di sequestro di persona, peculato e circonvenzione di incapace. Secondo quanto accertato, infatti, non soltanto i due coniugi avrebbero segregato in casa il nipote (di cui la donna era tutore) ma gli avrebbero anche sottratto del denaro. Per i giudici di Sorveglianza il sessantenne è meritevole della concessione di una misura meno afflittiva del carcere per espiare il residuo di pena: la sua condotta durante la detenzione è stata esemplare, ha preso il diploma e ha partecipato a diversi laboratori ma – soprattutto – ha “manifestato piena consapevolezza degli errori commessi esprimendo al riguardo un pentimento che viene ritenuto autentico”. Vinci, che ha scontato quasi interamente la condanna in carcere, potrà espiare la pena ai domiciliari.




