Apertura

Il pentito Bisconti irrompe nell’inchiesta mafia e corruzione: “Teresi è uomo d’onore”

Il collaboratore di giustizia, già capo della famiglia di Belmonte Mezzagno, rivela che il dirigente regionale è “un uomo d’onore combinato negli anni 80”

Pubblicato 1 ora fa

“Giancarlo Teresi è un uomo d’onore, combinato negli anni 80”. Il collaboratore di giustizia Filippo Bisconti, già capo della famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno, irrompe nell’inchiesta su mafia e corruzione che lo scorso mese ha portato agli arresti del boss favarese Carmelo Vetro e del dirigente regionale Giancarlo Teresi. Il nuovo verbale del pentito, comparso davanti i pm Bruno Brucoli e Gianluca De Leo, è stato depositato al Riesame. La procura, infatti, ha presentato ricorso al tribunale della Libertà contro la decisione del gip di Palermo di escludere l’aggravante mafiosa nelle contestazioni mosse all’imprenditore favarese e al burocrate regionale. 

Bisconti ripercorre la storia personale di Teresi indicandolo come uomo d’onore formalmente combinato già a partire dagli anni 80: “Questa informazione la ricavo da quanto mi disse Giovanni Teresi (padre di Giancarlo), che parlava molto con me e mi disse che il figlio aveva “gli occhi aperti”, espressione che nel gergo mafioso significa capire tutto di cosa nostra e dunque essere affiliati”.

Il collaboratore di giustizia ricostruisce i legami della famiglia Teresi, a partire dal padre del dirigente regionale: “Era sotto capo ai tempi di Bontade, poi capo decina ai tempi di Aglieri”. Giancarlo Teresi conosce bene tutti i mafiosi dell’epoca come Gaetano Grado, Salvatore Contorno, gli Adelfio, i Pullarà”. 

Legami anche di natura familiare quelli che uniscono il pentito Bisconti al dirigente Teresi: “Mio fratello era sposato con la sorella di Giancarlo Teresi nonché mia suocera era la sorella della mamma di Teresi [..] Ci siamo frequentati da ragazzini con Giancarlo, poi abbiamo smesso quando ha iniziato a lavorare come tecnico della Regione.” Il collaboratore di giustizia, infine, chiosa: “Lui non ha mai partecipato a riunioni specifiche della famiglia di Santa Maria di Gesù ma so che era conosciuto da tutti gli altri mafiosi di quel periodo”

La Direzione distrettuale antimafia, dunque, deposita nuovi verbali in vista dell’udienza al Riesame. I pm chiedono il riconoscimento dell’aggravante mafiosa agli episodi di corruzione contestati al favarese Carmelo Vetro (difeso dagli avvocati Samantha Borsellino e Giuseppe Barba) e allo stesso dirigente regionale Giancarlo Teresi (difeso dagli avvocati Antonino e Giuseppe Reina). L’ipotesi, infatti, era stata esclusa dal gip Filippo Serio per l’assenza di “un collegamento con l’associazione Cosa nostra e, dunque, del fatto che il descritto accordo corruttivo sia stato posto in essere al fine di beneficiare il predetto sodalizio ovvero che la consorteria ne sia stata in qualche  modo favorita.”

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Grandangolo Settimanale N.14/2026 · Edizione digitale
Ultima uscita
Vai all'edicola digitale
N.14/2026
Pagina 1 di 17
Hai già acquistato questo numero? Inserisci il codice di accesso:
banner italpress istituzionale banner italpress tv