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Il pentito Cavallo parla, la Stidda trema: “Ecco gli omicidi che ho commesso”

Le rivelazioni del nuovo pentito: omicidi, nomi, famiglie e segreti della mafia (anche agrigentina)

Pubblicato 56 minuti fa

Il collaboratore di giustizia, nel verbale dell’11 novembre 2024, comincia a svelare anche alcuni fatti di sangue più o meno datati nel tempo. Il primo delitto che rivela è quello di Angelo Rolletto, ucciso nel 2002. “Io ho commesso l’omicidio di Angelo Rolletto nel 2002. Sono l’esecutore materiale insieme a mio cugino Nunzio. Questo soggetto era nostro parente ma faceva azioni che non condividevamo, rubava animali e chiedeva la guardiania a soggetti già messi in regola con noi. Ci siamo messi d’accordo io e mio cugino e volavamo inizialmente fare una lupara bianca perchè era nostro parente. Abbiamo cercato di attirarlo in varie occasioni ma non siamo riusciti. Un giorno siamo usciti per fare una passeggiata, mio cugino aveva un fucile a canne mozze e io una 7.65. Lo abbiamo incontrato e mio cugino ha sparato due colpi e due colpi io. È stata una nostra iniziativa. Giuseppe Cavallo racconta un altro fatto di sangue, il tentato omicidio di Carmelo Raniolo: “Sono stato io a dare l’ordine. John Parisi lo ha commesso insieme a Emanuele Grasso. L’ordine l’ho dato io perchè Raniolo era contrario alla relazione tra John e sua figlia e io lo avevo redarguito varie volte. In una occasione Raniolo ha strattonato Parisi che era in motorino. Raniolo era stato arrestato diversi anni fa e stava con gli Emmanuello o con i Rinzivillo. Parisi, dopo essere stato malmenato dal suocero, è venuto da me e io gli ho detto di sparargli per farlo spaventare ma lui gli ha sparato addosso.” Il collaboratore mette a verbale un altro delitto: “Posso riferire circostanza anche sull’omicidio Martinez, forse del 1997. La vittima era un ragazzo che faceva parte del nostro gruppo. All’epoca il clan Dominante destinava 100 milioni di vecchie lire ai detenuti gelesi che avevano processo per la strage di Vittoria e Martinez poi aveva divisi come indicato dal reggente del clan Dominante, circostanza che aveva fatto innervosire Salvatore Nicastro, che all’epoca comandava e non voleva essere esautorato. Ci sono stati disguidi anche per droga, ragion per cui Nicastro ci aveva detto che se lo avessi incontrato avremmo dovuto ucciderlo però per noi era un problema perchè era uno dei nostri. Poi scomparve e io capii che qualcuno lo aveva ucciso. Dopo qualche tempo, io e CristoforoPalmieri eravamo in campagna e lui mi raccontò che aveva avuto una relazione extraconiugale con una donna che poi si mise con Martinez, ragion per cui quando Nicastro ci disse di ucciderlo, Palmieri lo fece andare in campagna e lui e un suo cognato che non mi ha menzionato lo hanno strangolato e poi fatto scomparire.” Cavallo mette a verbale anche un omicidio commesso nel 1996/97:Intendo riferire di un omicidio che si è verificato nel 1996/1997 circa. Jo ero sicuramente minorenne, avevo 17 anni. Giuseppe Maniscalco è stato condannato all’ergastolo ed effettivamente, per quanto ne so io, ha partecipato all’omicidio. Non rammento come si chi: soggetto ucciso. Quest’ultimo viveva nella stessa palazzina di Maniscalco. Anche lucciso era giovanissimo, aveva letà mia e Maniscalco due anni di più. Il ragazzo aveva una relazione con la madre di Maniscalco che era separata. Sia il ragazzo che Maniscalco erano stiddari. Maniscalco una sera mi chiese una pistola, gli chiesi per cosa gli serviva e lui non me lo disse dicendo che serviva e basta. lo non approfondii oltre perché sapevo che era comunque impegnato in azioni punitive e atti intimidatori. Io non avevo pistole a immediata disposizione, perché la dovevo dissotterrare e gli ho dato un fucile a canne mozze che avevo in campagna a portata di mano. L’indomani, il ragazzo è spartito. È venuto a cercarlo la famiglia: lo cercavano presso tutti gli amici. La sera di quel giorno, ho visto Giuseppe Maniscalco e il ragazzo che ha commesso con lui l’omicidio, tale Eugenio che vive a Settefarine. Appena mi hanno visto, mi hanno detto che il fucile a canne mozze lo avevano buttato. Ho chiesto cosa fosse accaduto e Maniscalco mi ha detto che il ragazzo scomparso, in ascensore, aveva cercato di violentare sua sorella e quindi lo avevano ucciso. Io sapevo che ciò non era vero perché ero a conoscenza della relazione con sua madre. Maniscalco ed Eugenio hanno portato il ragazzo in campagna e quest’ultimo ci è andato perché si fidava. Maniscalco guidava, Eugenio era dal lato passeggero e il ragazzo sul sedile di dietro. Maniscalco ha tirato fuori il fucile a canne mozze e ha sparato al ragazzo, prendendolo al petto. Lo hanno tirato fuori dalla macchina, lo hanno buttato in campagna e hanno dato fuoco al cadavere senza riuscire a bruciarlo bene perché aveva piovuto. Il cadavere è stato lasciato lì dove è stato mangiato dai cani e poi ritrovato dopo circa una settimana. Dissi a Maniscalco che doveva trovare un modo per giustificare il fatto con Carmelo Fiorisi ma lui mi rispose che aveva chiesto a Fiorisi di essere autorizzato e che Fiorisi aveva effettivamente dato il suo consenso. Io con Fiorisi non ci ho mai parlato della vicenda. Poi Maniscalco lo hanno arrestato, ma, anche prima del suo arresto, allinterno dellassociazione si sapeva che l’omicidio era stato commesso da lui. Presumo che sia vero che Fiorisi lo aveva autorizzato a commettere l’omicidio, poiché, se così non fosse stato,  Maniscalco sarebbe stato ucciso a sua volta per aver commesso un omicidio senza l’autorizzazione del vertice. L’omicidio è stato commesso con una Seicento che era della mamma o della suocera di Maniscalco. Dopo poco, Maniscalco è stato arrestato.  Entrambi mi hanno confermato che, quando hanno fato salire il ragazzo sula macchina, erano già d’accordo per ucciderlo. lo il fucile lho consegnato proprio ad Eugenio. Non ricordo se Giuseppe avesse un soprannome. Probabilmente sì. Non so se la famiglia del ragazzo abbia chiesto ulteriori indagini. Fisicamente il ragazzo era bassino, con gli occhiali, viveva a Caposoprano nello stesso stabile di Maniscalco. In quel periodo, il ragazzo ucciso camminava con me e, in una o più occasioni, fummo anche controllati insieme dalle forze dellordine. Non so che lavoro faccia il padre, ma sicuramente si tratta di una famiglia perbene.Saprei riconoscere in foto sia il ragazzo che Eugenio. Anche Eugenio è stato controllato con me dalle forze dell’ordine. So che ha avuto problemi con la giustizia sempre per un omicidio commesso fuori dalla Sicilia dal quale è stato assolto. Ora si è trasferito fuori Gela. Eugenio viveva a Settefarine, in un palazzo attaccato al bar Falco, dal lato sinistro. I suoi genitori ancora vivono lì e suo padre faceva il bombolaro. Aveva un negozietto in piazza, nella zona verso il comune.  Eugenio è alto circa 1,70, corporatura media, occhi castani e capelli castani. Che io ricordi, non aveva segni particolari. Sarei in grado di riconoscerlo, se mi fosse posta in visione una foto dellepoca. Lultima volta che ho visto Eugenio è stato prima della fine degli anni 90. Lo stesso Cavallo, in un successivo interrogatorio, precisa: “Come ho già detto, la vittima si chiama Angelo Legname. Intendo precisare che larma mi fu chiesta non da Maniscalco ma proprio da Eugenio al quale poi, come ho detto, l’ho effettivamente consegnata.Intendo anche precisare che il Legname non era effettivamente un membro dellassociazione ma orbitava attorno al nostro gruppo, non aveva commesso alcun reato: si accompagnava con noi ma era estraneo all’associazione.”

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