Inchiesta Grassonelli, l’aspirante killer si pente e parla: “So troppe cose, ho paura che mi uccidano”
C’è un nuovo collaboratore di giustizia, o aspirante tale, che irrompe a gamba tesa nel panorama criminale agrigentino
C’è un nuovo collaboratore di giustizia, o aspirante tale, che irrompe a gamba tesa nel panorama criminale agrigentino. Si tratta di un siciliano da tempo residente in Germania, inizialmente designato come killer per compiere un omicidio e vendicare così il delitto di Giuseppe Adorno. L’uomo, dopo aver accettato un compenso di ventimila euro per eseguire l’agguato, si è tirato indietro per una serie di circostanze non restituendo però parte del compenso consegnatogli dai presunti mandanti.
Le minacce e le intimidazioni nei suoi confronti – costate il carcere all’empedoclino Giuseppe Grassonelli per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso – hanno accelerato la sua decisione di vuotare il sacco e collaborare con la giustizia: “Intendo rispondere, voglio fare la cosa giusta ma vorrei anche delle garanzie perchè mi sento in pericolo e ho paura per i miei familiari” ha dichiarato in un verbale ai magistrati dell’antimafia. La collaborazione con lo Stato ha i suoi tempi e le dichiarazioni rese, per potere accedere al programma di protezione testimoni, devono essere sottoposte ad accertamenti e riscontri per valutarne l’attendibilità. Un primo passo in tal senso è stato compiuto proprio nella vicenda Grassonelli. L’aspirante collaboratore mette a verbale una serie di circostanze ritenute, in questa prima fase, credibili: racconta del debito di 6mila euro richiesto da Grassonelli, dei ventimila euro iniziali consegnatigli per uccidere un idraulico empedoclino che a sua volta si era macchiato di un omicidio sedici anni fa; di una prima fase di appostamenti e pedinamenti della vittima designata ma va oltre. Parla di traffici di droga, di armi, di dinamiche criminali di cui è a conoscenza.
La svolta della sua collaborazione avviene però quando si tira indietro dal compito inizialmente affidatogli e non consegna parte del denaro che aveva già ricevuto. Cominciano le minacce e le intimidazioni che dalla Sicilia arrivano fino in Germania: “La prossima volta che esci dal market con la tua bici, occhialini e cappellino ti faccio fare una bella foto e te la mando”. È il momento chiave della vicenda. L’uomo capisce seriamente di essere in pericolo e si affida a magistrati e carabinieri: “Ho cercato aiuto perchè queste persone vogliono 6mila euro da me e io sono troppe cose e ho paura che mi uccidano – dichiara a verbale – io non ho paura per i soldi, volendo potrei restituirgli i 6.000 euro, io ho paura che mi facciano del male, perché so troppe cose. Non ho ricevute minacce esplicite ma in Sicilia funziona così e da come mi hanno parlato ho capito che mi vogliono uccidere.”
E ancora: “Nel tempo sono riuscito a restituire la somma di 3mila euro, tramite “omissis” a Grassonelli. “Omissis” voleva che io scendessi in Italia per fare rapine con lui, per fare soldi insieme ma secondo me il reale motivo per farmi venire in Sicilia era per ammazzarmi.” L’aspirante collaboratore racconta anche le fasi iniziali del progetto omicidiario: “ Per discutere dell’omicidio ci siamo incontrati a San Leone con omissis e omissis. Poi omissis è stato arrestato e non poteva più eseguire l’omicidio. Io ho continuato a incontrarmi con omissis che poi mi ha portato la pistola. Preciso che omissis c’era e non era stato ancora arrestato. Siamo andati con due macchine e omissis è venuto con uno scooter. Io e omissis siamo andati al cimitero di Favara e abbiamo nascosto la pistola nella cappella di famiglia di omissis. A maggio 2023 omissis mi ha dato prima 10 mila euro e poi altri 10 mila euro. Erano banconote avvolte nella carta”.





