Killer del giudice Livatino inchioda il boss Nicitra: “Ho ucciso per lui”

Giuseppe Castaldo

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Killer del giudice Livatino inchioda il boss Nicitra: “Ho ucciso per lui”

Pubblicato il Feb 12, 2020
Killer del giudice Livatino inchioda il boss Nicitra: “Ho ucciso per lui”

Sono cinque i delitti risalenti agli anni ottanta, fino a ieri irrisolti, svelati dall’inchiesta Jackpot che ha portato all’arresto di trentotto persone legate al clan di Salvatore Nicitra, originario di Palma di Montechiaro, considerato dagli inquirenti padrone assoluto del quadrante nord della Capitale “guadagnandosi” sul campo l’appellativo di quinto Re di Roma”. Si tratta di quattro omicidi e un tentativo di assassinio – di cui Nicitra sarebbe proprio il mandante – che gli avrebbero letteralmente “spianato” la strada per la conquista del territorio. Decisive, per fare luce sui delitti, le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che nel tempo hanno fornito un importante contributo.

Tra le figure più importanti in tal senso emerge sicuramente quella di Giovanni Calafato, ex membro della Stidda coinvolto in seguito anche nell’omicidio del giudice Livatino (21.09.1990, Calafato era in carcere ad Agrigento): il 28 ottobre 2015 rivela ai magistrati che indagano su Nicitra di aver partecipato ad alcuni di questi delitti accusandosi di fatto di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Valentino Belardinelli, ucciso nel 1988 mentre rincasava (armato) con la fidanzata. Valentino Belardinelli era il fratello di Roberto “Bebo” Belardinelli, pezzo da novanta della mala di Roma nord entrato in contrasto con Nicitra (entrambi vicini a Renatino De Pedis) operando nello stesso territorio. Bebo Belardinelli era rimasto vittima di un agguato  il 12 novembre 1988 quando più uomini armati esplosero numerosi colpi contro lui e Paolino Angeli, deceduto nell’immediato, e Franco Martinelli, che rimase ferito ma si salvò. Fatta luce anche sull’omicidio di Giampiero Caddeo, morto nel 1983 nell’ospedale psichiatrico di Aversa: una parete divisoria della sua cella era crollata per l’esplosione della bomboletta di un fornello a gas, innescata da Nicitra per uccidere proprio Roberto Belardinelli che, in quel momento, era pero’ assente.

Non solo Giovanni Calafato. Altri collaboratori di giustizia hanno fornito, nel corso del tempo, importanti spunti investigativi sulla figura di Nicitra. Dai pentiti storici della Banda della MaglianaMaurizio Abbatino, il “Freddo” della serie Romanzo Criminale”, e Antonio Mancini – a Giuseppe Marchese, cognato di Leoluca Bagarella, fino ad arrivare a Giuseppe Croce Benvenuto di Palma di Montechiaro. 


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