“La droga di Villaseta ai boss di Cosa nostra palermitana”, in due scelgono l’abbreviato
Gli esponenti del clan di Villaseta sono accusati di aver ceduto diverse partite di stupefacenti per un importo di 384 mila euro ai boss del mandamento di San Lorenzo/Tommaso Natale
In due hanno scelto la via dell’abbreviato mentre un terzo imputato sarà giudicato con il rito ordinario. È quanto emerso dall’udienza preliminare a carico di 37 persone coinvolte, a vario titolo, nella maxi operazione antimafia scattata nel febbraio scorso contro Cosa nostra palermitana. Quattro i mandamenti smantellati, 181 le persone arrestate.
Tra queste ci sono anche i vertici della cosca di Villaseta. Si tratta di Pietro Capraro, 39 anni, ritenuto il boss della locale famiglia; Gaetano Licata, 41 anni, considerato il luogotenente di Capraro; Gabriele Minio, 36 anni, ritenuto affiliato al clan. Capraro e Licata – difesi dagli avvocati Teres’Alba Raguccia e Salvatore Cusumano – saranno giudicati con il rito abbreviato. Il procedimento è in corso davanti il gup Carmen Salustro e il prossimo 28 gennaio ci sarà la requisitoria dei pm. Minio, difeso dall’avvocato Ninni Giardina, affronterà il processo con il rito ordinario. I tre agrigentini erano già stati arrestati nel dicembre 2024 nell’operazione dei carabinieri di Agrigento contro le cosche mafiose di Villaseta e Porto Empedocle.
Secondo quanto emergerebbe dalle indagini, coordinate dal procuratore Maurizio De Lucia e dall’aggiunto Marzia Sabella, i vertici del clan di Villaseta avrebbero avuto costanti rapporti e interlocuzioni con esponenti del mandamento mafioso di San Lorenzo oggi guidato dai fratelli Serio, luogotenenti del boss Salvatore Lo Piccolo. Capraro, Licata e Minio sono accusati – nello specifico – di aver ceduto diverse partite di stupefacenti, per un ammontare complessivo di 384 mila euro, ai boss del mandamento mafioso di San Lorenzo/Tommaso Natale: i fratelli Domenico e Nunzio Serio, Francesco Stagno e Mario Ferrazzano.





