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La mafia e la stidda nell’agrigentino, 6 condanne nel processo “Condor”

Condanne per mezzo secolo di carcere ai nuovi e vecchi esponenti di Cosa nostra e Stidda: ecco la sentenza

Pubblicato 2 ore fa

I giudici della seconda sezione penale della Corte di appello di Palermo, presieduta da Fernando Sestito, hanno disposto sei condanne nel processo di secondo grado scaturito dall’inchiesta “Condor”, l’operazione che esattamente tre anni fa fece luce sulla riorganizzazione di Cosa nostra e Stidda nella parte orientale della provincia di Agrigento. Alcune pene, rispetto al primo grado di giudizio, sono state notevolmente ridotte. 

LE CONDANNE

La condanna più pesante è stata inflitta a Giuseppe Chiazza (15 anni e 8 mesi di reclusione), ritenuto l’astro nascente della nuova Stidda. Dodici anni e otto mesi di reclusione è la pena inflitta a Nicola Ribisi, ritenuto il capo di Cosa nostra a Palma di Montechiaro. Dimezzata, invece, la condanna a Giuseppe Sicilia (5 anni e 4 mesi di reclusione rispetto ai 9 anni in primo grado), ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Favara. Nove anni, invece, è la pena inflitta a Domenico Lombardo, di Favara. E ancora: 4 anni di reclusione a Luigi Petruzzella; 2 anni e 8 mesi a Luigi Montana. La Corte di appello ha altresì assolto Rosario Patti e Baldo Carapezza, usciti indenni dal secondo grado di giudizio. 

L’operazione Condor è scattata nel gennaio 2023 quando i carabinieri del Ros, insieme ai militari del Comando provinciale di Agrigento, arrestarono nove persone. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, ha puntato i riflettori sul riassetto delle famiglie mafiose di Cosa nostra e della Stidda nella parte orientale della provincia di Agrigento e, in particolare, tra Favara, Palma di Montechiaro, Licata e Canicattì. I militari dell’Arma, durante le indagini, hanno raccolto importanti indizi sul controllo delle attività economiche nel territorio di Palma di Montechiaro, con riferimento al settore degli apparecchi da gioco e delle mediazioni per la vendita dell’uva (le cosiddette sensalie), e delle  “messe a posto” a Favara con danneggiamenti a seguito di incendio. Le accuse – a vario titolo – sono associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

IL COLLEGIO DIFENSIVO

Nel collegio difensivo gli avvocati Salvatore Cusumano, Giuseppe Barba, Valerio Vianello Accorretti, Luca Cianferoni, Raffaele Bonsignore, Santo Lucia, Salvatore Manganello, Salvatore Di Caro, Massimiliano Riga.
 

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