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La maxi inchiesta “Ianus”, il giudice era incompatibile: annullate 35 condanne 

Nell’inchiesta sono coinvolti diversi agrigentini e tra questi (assolto) c’era anche il vicepresidente del consiglio comunale di Canicattì

Pubblicato 57 minuti fa

L’incompatibilita’ del gup del tribunale di Caltanissetta ha fatto saltare l’intero processo celebrato con rito abbreviato contro la mafia di Gela. La Corte d’appello nissena ha annullato 35 condanne, e il rischio che bisognera’ ripartire da zero per 25 imputati che hanno scelto il rito ordinario – che si celebra dinanzi al tribunale di Gela – e’ dietro l’angolo.

Si tratta del procedimento “Ianus” scaturito da una mega inchiesta della polizia – coordinata dalla procura antimafia di Caltanissetta – con la quale sono state bloccate le famiglie Emmanuello e Rinzivillo che si sono suddivisi i compiti per lo spaccio di sostanze stupefacenti e si rifornivano a Catania, da alcuni santapaoliani, e in Calabria. Una mega inchiesta che e’ passata al vaglio del tribunale del Riesame di Caltanissetta e tra i componenti c’era anche la giudice che poi e’ stata chiamata a presiedere l’udienza preliminare.

La magistrata, dopo che e’ stata sollevata dagli avvocati l’incompatibilita’, ha inoltrato istanza al presidente del tribunale di Caltanissetta che l’ha rigettata. Cosi’ il procedimento con il rito ordinario per 43 persone (8 sono state assolte) e’ andato avanti fino alla sentenza dello scorso luglio. In appello tutto e’ cambiato. La Corte ha accolto la richiesta dei difensori e’ annullato tutto trasmettendo gli atti al gip. Molti imputati quindi potranno tornare liberi. Capitolo a parte il procedimento a carico di coloro i quali hanno chiesto di essere giudicati dinnanzi al tribunale di Gela con il rito ordinario. Anche in questo caso con un colpo di spugna potrebbe essere tutto annullato.

LE CONDANNE ANNULLATE

Giuseppe Pasqualino (20 anni di reclusione); Salvatore Mirko Rapisarda (20 anni di reclusione); Giuseppe Domicoli (16 anni e 4 mesi di reclusione); Salvatore Nocera (15 anni di reclusione); Giuseppe Borgese (11 anni e 4 mesi di reclusione); Diego Milazzo (9 anni e 9 mesi di reclusione); Giuseppe Sicurella (9 anni e 4 mesi di reclusione); Angelo Lorefice (9 anni e 1 mese senza aggravante mafiosa); Fabio Palumbo (9 anni di reclusione); Salvatore Azzarelli (8 anni e 10 mesi di reclusione); Rocco Grillo (8 anni e 10 mesi di reclusione); Mohamed Omar (8 anni e 9 mesi di reclusione); Rocco Rinzivillo (8 anni di reclusione); Vincenzo Romano (8 anni e 2 mesi di reclusione esclusa l’aggravante mafiosa); Manuel Ieva (7 anni di reclusione); Antonio Rapicavoli (6 anni di reclusione); Carmelo Scilio (6 anni di reclusione); Giuseppe Sinatra (6 anni e 2 mesi di reclusione); Crocifisso Di Gennaio (6 anni di reclusione); Luca Marino (5 anni e 4 mesi di reclusione); Giuliano Scordino (5 anni e 2 mesi di reclusione);Emanuele Pantano (4 anni e 8 mesi di reclusione); Massimiliano Astuti (4 anni d 5 mesi di reclusione); Alberto Pasquale Di Dio (4 anni di reclusione); Calogero Peritore (4 anni in continuazione, collaboratore di giustizia); Antonio Sollazzo (4 anni di reclusione); Salvatore Taormina (4 anni di reclusione); Alessandro Peritore (3 anni e 7 mesi di reclusione); Nicola Palena (3 anni e 4 mesi di reclusione); Giuseppe Bonanno (3 anni di reclusione); Giacomo Di Noto ( 3 anni di reclusione); Graziana Domicili (3 anni di reclusione); Salvatore Castorina (2 anni e 6 mesi, collaboratore di giustizia); Luigi Scuderi (2 anni di reclusione); Giuseppe Verdelli (2 anni di reclusione). 

LE ASSOLUZIONI

Alessandro Pellegrino, Dario Gagliano e Salvatore Mezzasalma, Rocco Rinzivillo (1978), Giuseppe Alaimo, Daniele Mangiagli, Vincenzo Scerra e Giuseppa Lauretta. 

L’OPERAZIONE IANUS

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Caltanissetta, iniziate alla fine del 2018, hanno consentito di tracciare le linee operative di cosa nostra in territorio gelese, acclarando ancora una volta la piena operatività dei due gruppi che animano la suddetta consorteria mafiosa nel territorio, ovvero il gruppo Rinzivillo e il gruppo Emmanuello (da qui il nome dell’operazione, “Ianus”: una delle divinità più antiche, solitamente raffigurata con due volti cosiddetto Giano Bifronte, proprio a sottolineare i due volti di cosa nostra). L’indagine dei poliziotti della Squadra Mobile, S.I.S.C.O. Caltanissetta e Commissariato di P.S. di Gela – ha consentito di far emergere gravi indizi anche in ordine agli ingenti investimenti dell’organizzazione mafiosa cosa nostra operante a Gela nella realizzazione di serre finalizzate alla coltivazione di marijuana; al contempo avrebbe utilizzato tale tipologia di droga come merce di scambio per ottenere sostanze stupefacenti di altro genere quale cocaina, dalle organizzazioni criminali reggine e catanesi. In dettaglio, tra cosa nostra gelese e soggetti legati alla ‘ndrangheta calabrese e, segnatamente, alla ‘ndrina Longo di Polistena, nonché con esponenti della criminalità organizzata catanese, il traffico di droga si sostanziava per i gelesi nell’importazione di cospicui quantitativi di cocaina e hashish e nell’esportazione di sostanza stupefacente del tipo marijuana.  Ciò è stato ricostruito in forza delle emergenze investigative tratte dal contenuto delle intercettazioni di conversazioni tra gli odierni indagati ed ha trovato riscontro in numerosi sequestri di marijuana il cui quantitativo complessivo si attesta su 1000 kg circa di stupefacente del tipo marijuana; inoltre, secondo una stima fatta proprio dagli stessi indagati nel corso delle conversazioni captate, il quantitativo settimanale di sostanza stupefacente immessa sul mercato si aggirava intorno a 1 o 2  kg di cocaina, con conseguenti cospicui guadagni per milioni di euro. L’indagine ha altresì fatto luce anche in ordine ai rapporti tra cosa nostra e l’altra organizzazione mafiosa operante a Gela e segnatamente la stidda, censendo taluni incontri tra i rispettivi vertici. Durante l’attività investigativa emergeva la disponibilità di armi ed esplosivi da parte dei sodali. Al fine di scongiurare il verificarsi di gravi fatti reato era tratto in arresto uno degli indagati, in quanto trovato in possesso di un ordigno rudimentale, che gli artificieri della Polizia di Stato, prontamente intervenuti, facevano brillare in piena sicurezza. La pericolosità presunta di alcuni degli indagati, oltre che dalla detenzione delle armi, emergeva anche dal tenore delle conversazioni captate. Oltre alle misure cautelari, la Polizia di Stato ha proceduto al sequestro preventivo di una villa con piscina sita a Gela ed un’auto di grossa cilindrata, beni riconducibili a taluno degli indagati.

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