Agrigento

Il presidente di Migrantes Perego ad Agrigento: “Stati e società civile tornino a essere padroni del Mediterraneo”

Perego ha criticato il Patto sulla migrazione e l’asilo in vigore dal prossimo anno, “grave segnale” di un “indebolimento democratico in Europa”

Pubblicato 2 ore fa

“A fronte della crescita delle persone in fuga, il diritto alla protezione internazionale ha subìto un indebolimento grave fino anche alla negazione nei Paesi dell’Occidente che ne erano fino ad oggi i garanti: Stati Uniti ed Europa”. Così mercoledì scorso, ad Agrigento, il presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo Gian Carlo Perego, intervenuto all’XI Forum internazionale sui flussi migratori promosso dall’Accademia di Studi Mediterranei, parlando di un’Europa chiusa e impermeabile al diritto d’asilo, e con un saldo negativo di cui pochi parlano: quello circa la solidarietà e la sussidiarietà.

“Anche l’Europa considera una priorità la difesa e la competitività che ha un riflesso immediato nella politica migratoria con la tendenza ad accrescere l’esternalizzazione del controllo delle migrazioni e i rimpatri, guardando anche al modello Albania, in realtà fallimentare, promosso dall’Italia”, ha dichiarato Perego. Aggiungendo: “Anche in Europa si tende a ridurre la spesa umanitaria, la protezione umanitaria, con l’escamotage dei cosiddetti ‘Paesi sicuri’, l’accelerazione dell’esame delle domande d’asilo e la crescita dei rigetti, mediamente in Europa del 50% rispetto al numero delle domande, arrivando in Italia al 64%”.

Non solo. Perego ha sottolineato le conseguenze negative del Patto sulla migrazione e sull’asilo, in vigore dal giugno del prossimo anno, che ha avuto pesanti critiche dalla Caritas europea, dagli Organismi ecclesiali europei impegnati nell’accompagnamento dei migranti e richiedenti asilo, dal Tavolo asilo in Italia: “Nel Patto europeo la frontiera da muro diventa ‘prigione’…”, ha sintetizzato. E ancora: “Sarà purtroppo un grave segnale di un ‘indebolimento democratico’ nella politica migratoria europea”.

Dello stesso indebolimento – ma nell’America di Trump – hanno parlato ad Agrigento anche il sociologo Luca Alteri (Università La Sapienza) e il pedagogista Stefano Pasta (Università Cattolica), con interventi dedicati sia alla gestione della politica migratoria, sia alle violazioni di diritti umani, delle convenzioni che definiscono gli obblighi del soccorso in mare e del diritto internazionale, ormai “scomparso”.

Durante il convegno – al quale hanno preso parte, tra gli altri, anche Khady Sene, la giovane direttrice della Caritas di Foggia che solo da pochi mesi ha ottenuto la cittadinanza italiana, e Vanessa Casà del progetto SAI MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati) della Cooperativa Sociale Sanitaria “Delfino” di Agrigento – non sono mancate testimonianze di tre giovanissimi immigrati che hanno raccontato l’esperienza del loro viaggio prima di approdare in Italia: Dabre Hamza dal Burkina Faso, Ibrahim Abdoul Madjid dal Benin, Kone Ladji Mory dalla Costa d’Avorio. Una presenza significativa, quasi a ricordare le oltre 800 persone che – dall’inizio dell’anno, più del doppio rispetto allo scorso anno – non sono invece riuscite ad approdare alle nostre coste perdendo la vita in mare.

La “due giorni” – aperta dalla proiezione dell’apprezzato documentario “Stay away from Kabul” presentato dal regista Carmelo Puglisi – si è conclusa con un dibattito segnato dal richiamo di monsignor Perego, cui ha fatto eco monsignor Enrico dal Covolo, presidente e rappresentante legale dell’Accademia. Ovvero il richiamo ai quattro verbi indicati da Papa Francesco e ripetuti da Papa Leone XIV a proposito dell’atteggiamento da tenere nei confronti dei migranti in fuga: “accompagnare, tutelare, promuovere, integrare”.

“Siamo lontani dal coniugare questi quattro verbi… E siamo anche lontani, di fronte al dramma dei morti in mare e nel deserto, da un’operazione europea nel Mediterraneo – la rotta di morte per eccellenza – che impegni gli Stati e la società civile a ritornare a essere i padroni del Mediterraneo, oggi abbandonato ai trafficanti di armi e da canali umanitari che si chiedono – nel canale di Hormuz per le nostre merci – ma non per le persone in fuga da guerra, distruzione e morte”. Così Perego, che ha concluso amaramente: “Siamo lontani da un Umanesimo europeo”.

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