L’inchiesta sull’appalto della Mosella, sequestrati 31 mila euro in contanti a funzionario comunale
Il denaro, suddiviso prevalentemente in tagli da 50 e 100 euro e custodito in buste distribuite in diversi punti della casa, e' stato posto sotto sequestro
Trentunmila euro in contanti rinvenuti all’alba dalla squadra mobile nell’abitazione di un funzionario del comune di Agrigento indagato nell’ambito di un’inchiesta su un appalto da 3,2 milioni di euro per il rifacimento della strada Mosella. Il denaro, suddiviso prevalentemente in tagli da 50 e 100 euro e custodito in buste distribuite in diversi punti della casa, e’ stato posto sotto sequestro. L’uomo, accusato di turbata liberta’ degli incanti e truffa aggravata, ha dichiarato agli investigatori che si trattava di regali destinati alla figlia e di risparmi della famiglia. L’inchiesta, diretta dal procuratore Giovanni Di Leo e dal sostituto Annalisa Failla, ipotizza trasferimento fraudolento di beni, turbata liberta’ degli incanti, induzione indebita e truffa aggravata per le erogazioni pubbliche.
Al centro dell’indagine l’appalto per la manutenzione straordinaria della Mosella, che unisce la statale 640 con la 115, assegnato il 16 febbraio scorso alla Andiva srl. Secondo i magistrati la societa’ sarebbe stata creata appositamente da imprenditori favaresi e intestata a prestanome per partecipare alla gara con altre due imprese, aggiudicandosi i lavori sotto falsa identita’ per aggirare controlli antimafia ed eventuali misure di prevenzione. Tra gli indagati anche due funzionari del comune di Agrigento, accusati di aver alterato il computo metrico sulla bitumazione per oltre 400 mila euro, inducendo in errore l’ente e procurando vantaggi economici all’impresa. Nell’elenco figurano inoltre un ingegnere nominato direttore dei lavori dalle imprese e un architetto, accusati di induzione indebita: il primo avrebbe ritardato ordini di servizio e lavorazioni in cambio di una consulenza da oltre 100 mila euro in favore del secondo, suo cognato. Durante le perquisizioni sequestrati fascicoli, documenti, computer, cellulari e dispositivi elettronici nelle abitazioni e negli uffici degli indagati, oltre che al comune di Agrigento.


