Lotta all’abusivismo, la Procura scuote i sindaci: “Fornite i dati degli ultimi 10 anni”
Al centro dell'attenzione del procuratore Giovanni Di Leo c'è quanto incassato dalle sanzioni per mancata demolizione: enorme il potenziale danno erariale
Chiarire “Per ragioni di Giustizia” cosa è stato fatto negli ultimi dieci anni sul fronte del contrasto all’edificazione abusiva in provincia di Agrigento, soprattutto se si è provveduto a chiedere agli abusivi di pagare le sanzioni previste. E’ una lettera pesantissima negli effetti quella che circa una settimana fa i sindaci dell’Agrigentino si sono visti recapitare da parte del procuratore capo Giovanni Di Leo. Una nota nella quale si chiarisce che “al fine di monitorare lo stato esecutivo delle ordinanze di demolizione emesse da codesto Ente e di verificare i contestuali ordini di demolizione emessi con sentenze passate in giudicato” si chiede di ricevere entro 90 giorni “l’elenco analitico, diviso per anno, delle sanzioni amministrative pecuniarie emesse a seguito all’accertamento dell’inottemperanza alle ingiunzioni a demolire per le violazioni di cui al comma 1 dell’art 31 DPR n.380/2001, a decorrere dall’1 gennaio 2016”
La norma citata è quella che stabilisce i perimetri di cosa sia un abuso edilizio, che, all’articolo 4 bis, prevede, tra le altre cose, che “la mancata o tardiva emanazione del provvedimento sanzionatorio, fatte salve le responsabilità penali, costituisce elemento di valutazione della performance individuale nonché di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente”.
Su questo si è già acceso, inevitabilmente, il “faro” della magistratura agrigentina, fermo restando che pochi comuni in provincia su questo fronte possono dirsi con le carte a posto. Un intervento del procuratore che arriva in un momento delicatissimo, quello in cui sono gli abitanti di struttura mai sanate – né sanabili – che protestano per l’impossibilità di ottenere un contratto con l’Aica per rifornirsi tramite autobotte (unica risorsa per le zone non servite) e con la politica che, un po’ annaspando e un po’ schiacciando l’occhio agli occupanti di case che – sulla carta – da anni dovrebbero essere state già demolite, cerca dallo Stato soluzioni alternative. Il tema dei fondi derivanti dalle sanzioni, tra l’altro (soldi che dovrebbero essere destinati “esclusivamente alla demolizione e rimessa in pristino delle opere abusive e all’acquisizione e attrezzatura di aree destinate a verde pubblico”) apre le porte anche ad una valutazione di possibile danno erariale che spetterà alla Corte dei conti.
Che le “ruspe” dopo anni di attività debbano tornare a lavorare in provincia?


