Mafia

Mafia a Sciacca, cadono alcune accuse ma Maniscalco resta in carcere 

Il tribunale della Libertà ha comunque confermato la misura cautelare della custodia in carcere

Pubblicato 8 mesi fa

Cadono le aggravanti mafiose in un episodio di estorsione e in un altro di illecita concorrenza con minaccia ma vengono confermate le accuse di associazione mafiosa, usura, un’altra estorsione e anche traffico illecito di rifiuti. Il tribunale del Riesame, presieduto dal giudice Simona Di Maida, ha annullato parzialmente l’ordinanza cautelare nei confronti di Domenico Maniscalco, 58 anni, di Sciacca. Il tribunale della Libertà, pur condividendo in parte le argomentazioni degli avvocati Giovanni Castronovo, Angelo Barone e Silvana Tortorici, ha comunque confermato la misura cautelare della custodia in carcere.

Maniscalco è stato arrestato tre settimane fa dalla Guardia di Finanza a margine dell’inchiesta della Dda di Palermo sulla famiglia mafiosa di Sciacca. Il cinquantottenne, imprenditore incensurato, è ritenuto dagli inquirenti il “braccio destro” del defunto boss Di Gangi. Per i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo (inchiesta del procuratore De Lucia e dell’aggiunto Demontis) Maniscalco avrebbe tentato di prendere il comando della cosca all’indomani della morte del boss “innescando” una competizione interna con Domenico Friscia. Maniscalco, imprenditore incensurato, viene arrestato (e poi assolto) nella maxi operazione “Montagna”. Gli inquirenti nel 2016 lo filmano mentre partecipa ad un summit di Cosa nostra con esponenti mafiosi di mezza Sicilia al “Pigno d’Oro” di Catania.

Il Riesame, in particolare, ha annullato nei confronti di Maniscalco la contestazione di una estorsione ai danni di un imprenditore al quale avrebbe imposto l’interruzione di rapporti lavorativi con un collega. Cadono anche le aggravanti mafiose relative ad un’altra estorsione e ad una presunta concorrenza illecita con minaccia. Confermate, per il resto, tutte le altre accuse tra cui quella più grave di associazione a delinquere di stampo mafioso per aver fatto parte della famiglia di Sciacca. 

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