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Mafia, annullata sorveglianza speciale ad Antonello Nicosia: servirà un nuovo processo 

I giudici ermellini hanno annullato con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Palermo che, dunque, dovrà valutare la pericolosità sociale dell’agrigentino

Pubblicato 7 ore fa

La Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso della difesa, ha annullato la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di quattro anni nei confronti di Antonello Nicosia, ex assistente parlamentare, figura chiave dell’inchiesta “Passe-partout”, l’indagine che ha fatto luce sulla famiglia mafiosa di Sciacca e sul ruolo di “messaggero” nelle carceri dell’ex esponente dei Radicali. I giudici ermellini hanno annullato con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Palermo che, dunque, dovrà valutare la pericolosità sociale dell’agrigentino.

Nicosia sta scontando una condanna a tredici anni di reclusione per mafia. Era un insospettabile almeno fino al momento del suo arresto nell’operazione “Passe-partout”. Sebbene avesse avuto in passato problemi con la giustizia, lasciandosi alle spalle una condanna a dieci anni per traffico di droga, si era completamente dedicato alle battaglie per i diritti dei detenuti. Prima come esponente dei Radicali poi come collaboratore della parlamentare Giusi Occhionero, ruolo che gli ha permesso di entrare nelle carceri senza alcun problema e veicolare messaggi, incontrare detenuti a cui dava consigli, accertandosi che non si pentissero. Grazie al rapporto con la Occhionero, ad esempio, Nicosia ha incontrato boss detenuti al 41 bis come Filippo Guttadauro, cognato di Messina Denaro. Le indagini hanno indicato Nicosia come un uomo “pienamente inserito in Cosa nostra”. Stretta la sua vicinanza ad Accursio Dimino, alias “Matiseddu”, condannato in questa stessa inchiesta a 17 anni di carcere per essere il nuovo capo della famiglia mafiosa di Sciacca.

“Matiseddu” è stato condannato due volte per associazione mafiosa. Nel 2010 la Dia gli ha sequestrato beni per oltre un milione. Nel 1996, è stato condannato a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa, detenzione illecita di armi e danneggiamento. Prima di essere arrestato, la prima volta, nel 1993, insieme ai fratelli gestiva un’attività di commercio di prodotti ittici e faceva il docente di educazione fisica in diversi istituti scolastici statali. Scarcerato il 12 aprile 2004 e ritornato a Sciacca, Dimino, secondo gli inquirenti aveva ripreso i suoi contatti con i boss.

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