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Mafia e corruzione: arrestato Carmelo Vetro, figlio dello storico boss di Favara

Carmelo Vetro, tornato in libertà dopo una condanna a 9 anni nell’operazione “Nuova Cupola”, è il figlio dello storico capo della mafia di Favara. I pentiti lo indicano come massone e imprenditore

Pubblicato 2 ore fa

Era tornato in libertà dopo aver scontato una condanna a nove anni di reclusione per mafia nell’ambito dell’operazione “Nuova Cupola”, l’indagine che aveva smantellato i progetti di ricostruzione di Cosa nostra all’indomani della cattura dei superlatitanti Giuseppe Falsone e Gerlandino Messina. Carmelo Vetro è finito nuovamente in manette questa mattina a margine di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ipotizza legami e intrecci pericolosi tra mafia, burocrazia regionale e politica. Insieme a lui è stato arrestato per corruzione il dirigente regionale Giancarlo Teresi. Nella stessa indagine – accusato di concorso esterno in associazione mafiosa – è coinvolto anche il manager agrigentino Salvatore Iacolino

IL PADRE LATITANTE DOPO LA CATTURA DI BRUSCA

Vetro è un cognome “pesante” nel panorama criminale agrigentino. Carmelo, così come si legge nella sentenza di condanna in Nuova Cupola, “è un uomo a disposizione di Cosa Nostra fin dalla tenera età, si muove abilmente all’interno della consorteria, forte della storia familiare e desideroso di avanzare frettolosamente nella carriera criminale”. Il padre Giuseppe è stato uno dei capi storici di Cosa nostra a Favara: latitante all’indomani della cattura di Giovanni Brusca a Cannatello (nel cellulare del boia di Capaci venne ritrovato il numero del favarese), riesce a sfuggire alla cattura nell’operazione “Fratellanza”. I poliziotti lo scovarono due mesi più tardi in un casolare a Castrofilippo dove si era nascosto. Arrestato e messo al 41bis Giuseppe Vetro morì nell’agosto 2008 per una malattia. 

LE ACCUSE A CARMELO VETRO, INDICATO COME BOSS-MASSONE

Il figlio Carmelo venne, invece, arrestato nell’operazione Nuova Cupola e condannato definitivamente a 9 anni di reclusione per mafia. Dopo aver scontato la pena era diventato un imprenditore. Pur non avendo (e non potendo avere) alcuna carica nella società sponsorizzata da Teresi, l’Ansa Ambiente, il boss interloquiva con gli uffici regionali, dettava le regole per appalti in corso e da assegnare, consegnava “tangenti” negli uffici comunali, “dimostrando che l’associazione mafiosa è tutt’altro che respinta da chi deve occuparsi del bene pubblico”, scrivono gli inquirenti. Diversi collaboratori di giustizia parlano di Carmelo Vetro, a cominciare da Maurizio Di Gati passando anche per l’ex pentito Tuzzolino che lo indicava come un massone iscritto ad una loggia. Secondo i magistrati di Palermo Iacolino sarebbe stato a disposizione di Vetro assicurando prospettive imprenditoriali alla società a lui riconducibile, l’Ansa Ambiente. Il manager, in cambio, avrebbe segnalato al mafioso persone che aveva interesse a fare assumere in una società che operava nel Messinese e in un caso avrebbe messo il boss in contatto con altri esponenti politici, come la vicepresidente dell’Antimafia regionale Bernadette Grasso, perché questa potesse raccomandare suoi protetti. Vetro in sostanza avrebbe sfruttato sistematicamente Iacolino per instaurare e consolidare rapporti con figure apicali dell’amministrazione regionale, nel settore dei lavori pubblici e della sanità. Tra le vicende sospette indicate dai magistrati ci sono la procedura per l’accreditamento regionale per prestazioni sanitarie della società Arcobaleno s.r.l. riconducibile a Giovanni Aveni, imprenditore in affari con il boss favarese e da questi segnalato al manager e la revoca dell’accreditamento regionale sempre nel settore sanitario alla Anfild Onlus di Messina che era di un concorrente di Vetro. Iacolino, oltre a rendersi disponibile a interessarsi per gli adempimenti amministrativi di competenza del suo ufficio, avrebbe sollecitato più volte i direttori generale e amministrativo dell’ASP di Messina e creato un canale diretto riservato tra questi, Vetro e Aveni. Anche Aveni risulta indagato.

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