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Mafia e droga a Catania, in manette anche 39enne agrigentino: “Allora ci mettiamo un chilo di Skunk”

Il 39enne è ritenuto uno dei principali acquirenti e avrebbe comprato diverse partite di stupefacente destinate alla provincia di Agrigento

Pubblicato 3 settimane fa



C’è anche un trentanovenne agrigentino tra le 41 persone arrestate questa mattina nell’operazione Locu, il blitz che ha smantellato la fiorente piazza di spaccio di San Cristoforo a Catania, riconducibile all’articolazione del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi. Si tratta di Salvatore Di Maggio, di Grotte. Il gip del tribunale di Catania Simona Ragazzi ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare della custodia in carcere. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Michela Maresca

Di Maggio è ritenuto uno dei principali acquirenti di droga, destinata alle piazze di spaccio della provincia di Agrigento, del “cartello” capeggiato attualmente da Domenico Querulo, detto “Domenico da za’ Lina”, e composto, tra gli altri, anche da Filippo Crisafulli, detto “Candeggina”, i quali avrebbero agito con la collaborazione di Francesco Maugeri, “Ciccio a pa’”, Biagio Querulo, “Gino da za’ Lina”, e Francesco Grillo. A Di Maggio, inteso “Totò”, viene contestato l’acquisto di svariate partite di sostanza stupefacente del tipo cocaina, marijuanaskunk e hashish, tra cui due distinte partite da 1 kg di cocaina ciascuna, due distinte partite da 1 kg di marijuana – skunk del tipo amnesia ciascuna ed una partita da 1,5 kg di hashish, tra marzo e giugno 2021.  

Diversi gli incontri e i contatti telefonici documentati dalla Polizia di Stato tra l’agrigentino e il “cartello della droga” capeggiato da Querulo. Il primo risale al marzo 2021. Dalle indagini è emerso un vero e proprio listino prezzi della sostanza stupefacente: 40.000 euro al kg per la cocaina, 4.500 euro al kg per l’hashish e 8.000 euro al kg per la marijuana del tipo amnesia. Qualora la richiesta fosse stata superiore ai 10 chili il prezzo sarebbe stato di favore. Le comunicazioni dovevano essere sicure. Per questo motivo il gruppo aveva fornito a Di Maggio un telefono  “citofono”, ovvero un apparato cellulare con associata una SIM card Lycamobile con intestatario fittizio da utilizzare esclusivamente per i loro contatti finalizzati alla compravendita di sostanze stupefacenti. 

Le indagini hanno poi portato alla luce anche la consegna di una partita di sostanza stupefacente avvenuta il 14 giugno 2021. La droga, occultata nella ruota di scorta di una Lancia noleggiata alcuni giorni prima, era stata consegnata a Canicattì. Ad occuparsi del viaggio erano stati Francesco Maugeri e Filippo Crisafulli

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