Mafia, svolta nell’omicidio di Domenico Sequino: 3 arresti (ft e vd)

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Mafia, svolta nell’omicidio di Domenico Sequino: 3 arresti (ft e vd)

di Redazione
Pubblicato il Nov 5, 2019
Mafia, svolta nell’omicidio di Domenico Sequino: 3 arresti (ft e vd)

All’alba di oggi, a Gela (CL), Palermo e Prato, i Carabinieri del Comando Provinciale di Caltanissetta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Caltanissetta su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica nissena, a carico di 3 soggetti ritenuti responsabili – in concorso tra loro e con una quarta persona allo stato non identificata – del reato di omicidio volontario aggravato anche avvalendosi del metodo mafioso. 

Il provvedimento restrittivo scaturisce da una articolata attività di indagine, avviata nel dicembre 2015 dalla Sezione Operativa del Reparto Territoriale Carabinieri di Gela, i cui esiti hanno permesso di comprovare come Nicola Liardo, gelese 45enne ed il figlio Giuseppe Liardo, gelese di 22 anni, nel mese di dicembre del 2015 abbiano deciso la morte del tassista Domenico Sequino, incaricando il 29enne pregiudicato gelese Salvatore Raniolo detto “Tony”, genero di Nicola Liardo e cognato di Giuseppe Liardo, di commettere l’omicidio.

La sera del 17 dicembre 2015 nel comune di Gela, alle ore 19.45 circa, in piazza Umberto I, veniva ucciso a colpi di arma da fuoco Domenico Sequino, nato a Gela l’8 marzo 1959, ritenuto già intraneo al clan mafioso dei Rinzivillo ed arrestato nel 2006 per il delitto di associazione per delinquere di stampo mafioso, nell’ambito dell’operazione denominata “Tagli pregiati”. 

Il Sequino veniva attinto da cinque colpi di arma da fuoco sparatigli alla schiena da un commando composto da due soggetti giunti a bordo di uno scooter Honda SH 150 di colore grigio.

I Carabinieri intervenuti subito sul posto svolgevano i primi accertamenti urgenti rinvenendo 6 bossoli cal. 7,65 e procedevano a visionare le immagini registrate dalle numerose telecamere presenti in quella zona, ricostruendo il percorso fatto dagli autori del reato per giungere al luogo del delitto e per allontanarsene.

Determinanti ai fini dell’individuazione degli autori del reato sono stati gli esiti delle indagine già condotte dai Carabinieri di Gela – anche attraverso lo svolgimento di attività tecnica – nei confronti del gruppo riconducibile a Nicola Liardo dedito al traffico di stupefacenti nell’ambito dell’operazione denominata “Donne d’onore”. 

Nicola Liardo, in quei mesi detenuto, infatti, era alla ricerca di denaro necessario tanto a far fronte alle esigenze di vita della propria famiglia, quanto ad avviare il traffico di droga che stava organizzando dal carcere insieme al figlio Giuseppe, al genero Salvatore Raniolo, inteso Tony, alla moglie e alla figlia, attraverso l’acquisto di stupefacente da fornitori catanesi.

In tale contesto i Liardo, verosimilmente, intendevano rientrare subito in possesso del denaro che qualche tempo prima avevano consegnato a Sequino Domenico, affinché questi lo riciclasse mediante operazioni bancarie e iniziative imprenditoriali portate avanti in Lombardia da membri della famiglia mafiosa dei Rinzivillo. Inoltre, in tempi più recenti le indagini accertavano che Sequino si era intromesso negli affari illeciti dei Liardo, prendendo le difese, nel corso di un acceso confronto verbale con Liardo Giuseppe, di un noto imprenditore gelese, sottoposto ad estorsione dai membri dello stesso gruppo.

E’ questo il contesto nel quale si inserisce la volontà di Liardo Nicola e Liardo Giuseppe di decretare la morte del Sequino, incaricando dell’esecuzione il congiunto Rinaldo Salvatore ed un complice allo stato ancora non identificato. Rilevante per la ricostruzione del fatto è stato anche il contributo fornito dalle emergenze investigative dell’attività tecnica svolta dalla Squadra Mobile di Caltanissetta nell’ambito del procedimento penale n. 3269/2015 RGNR prendente presso la Procura della Repubblica di Caltanissetta (c.d. Operazione Extra fines).

I carabinieri a Gela, Palermo e Prato hanno notificato le ordinanze di custodia cautelare a Nicola Liardo, gelese, 45 anni, al figlio Giuseppe, gelese di 22 anni, (entrambi già in carcere) e Salvatore Raniolo, 29 anni, gelese, genero di Nicola e cognato di Giuseppe, (che era ai domiciliari) accusati di omicidio aggravato.

 La vittima, il tassista Domenico Sequino, era ritenuto collegato al clan mafioso dei Rinzivillo e arrestato nel 2006 per associazione mafiosa, nell’ambito dell’operazione denominata “Tagli pregiati”. Al delitto avrebbe partecipato una quarta persona non ancora identificata. I Liardo sarebbero i mandanti.

Determinanti per l’inchiesta – dicono i carabinieri – sono stati gli esiti delle indagini – anche attraverso attività d’intercettazione – nei confronti del gruppo riconducibile a Liardo, che traffica in stupefacenti, nell’ambito dell’operazione denominata “Donne d’onore”. Secondo l’indagine Nicola Liardo, all’epoca dell’omicidio detenuto, era alla ricerca di denaro necessario a far fronte alle esigenze di vita della propria famiglia e ad avviare il traffico di droga che stava organizzando insieme al figlio Giuseppe, al genero, alla moglie e alla figlia, attraverso l’acquisto di stupefacente da fornitori catanesi.

Mafia, svolta nell’omicidio di Domenico Sequino: 3 arresti

L’uomo voleva rientrare in possesso del denaro che qualche tempo prima avevano consegnato a Sequino affinchè lo riciclasse con operazioni bancarie e iniziative imprenditoriali portate avanti in Lombardia da membri della famiglia mafiosa Rinzivillo. Inoltre le indagini hanno accertato che Sequino si era intromesso negli affari dei Liardo prendendo le difese, nel corso di una discussione con Giuseppe, di un imprenditore gelese, vittima di estorsione.

Le indagini, dicono gli inquirenti, hanno accertato che il capofamiglia, mentre era detenuto, ha ideato l’omicidio col figlio Giuseppe, nel corso dei colloqui in carcere.

“Sequino era già stato condannato per estorsione aggravata e aveva rapporti con il Clan Rinzivillo. L’ipotesi è che Sequino sia stato ucciso poichè aveva avuto in prestito da Liardo 60 mila euro mai restituiti. L’altra ipotesi è che Domenico Sequino si fosse frapposto in un caso di estorsione”.

Lo ha detto in conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri a Caltanissetta, col. Baldassare Daidone, spiegando i retroscena dell’omicidio Sequino.

“Fu deciso che l’omicidio doveva essere fatto dalla famiglia e in maniera plateale, nella piazza piena di addobbi natalizi, dove tutti vedevano – ha aggiunto – Una dimostrazione del senso di forza che questo clan aveva a Gela. C’è un commento interessante in cui Liardo redarguisce il figlio dicendo che queste cose non si fanno mai alle spalle ma in faccia”.






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