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Maxi traffico illecito di rifiuti tra Niscemi e Licata: chi sono gli indagati agrigentini 

Ci sono anche un 52enne di Palma di Montechiaro e un 36enne di Licata tra i quarantasette indagati nell’inchiesta su un vasto traffico illecito di rifiuti. I particolari

Pubblicato 2 giorni fa



Ci sono anche due agrigentini tra i quarantasette indagati nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta su un maxi traffico illecito di rifiuti che ha nel comune di Niscemi il suo epicentro ma con diramazioni anche nella nostra provincia e, nello specifico, a Licata. Si tratta di G.C., 52 anni, di Palma di Montechiaro, e G.P., 36 anni, di Licata. Per entrambi la procura di Caltanissetta aveva proposto l’applicazione di misure cautelari ma il gip Santi Bologna ha rigettato la richiesta. I due, dunque, restano indagati ma a piede libero. 

LE ACCUSE AGLI AGRIGENTINI INDAGATI 

Il licatese, dipendente di una ditta che si occupa della raccolta di rifiuti pericolosi nel popoloso centro dell’agrigentino, è accusato di “aver raccolto e stoccato rifiuti metallici, ferrosi pericolosi e non pericolosi, trasportati da Barone Gaetano e/o dai suoi collaboratori, corrispondendo a questi ultimi una somma di  denaro proporzionata alla qualità e quantità dei rifiuti conferiti.” L’indagato di Palma di Montechiaro, secondo gli inquirenti, sarebbe invece uno dei soggetti che, “alternativamente o congiuntamente, con frequenza quotidiana, trasportavano e conferivano, presso il deposito di pertinenza della ditta “FER. LEG. di Barone Gaetano”, rifiuti metallici, ferrosi e non, pericolosi e non pericolosi, a fronte della dazione da parte di Barone Gaetano di un corrispettivo in denaro proporzionato alla qualità e quantità dei rifiuti conferiti”. Come detto, il giudice per le indagini preliminari ha rigettato per entrambi la richiesta di applicazione di misura cautelare. Il gip, relativamente alla posizione del palmese, scrive nel provvedimento: “Si deve escludere la gravità indiziaria. Occorreva dimostrare che trasportasse rifiuti non coperti dall’autorizzazione e tale prova non si evince dall’esame visivo delle immagini; la pg non ha operato nessun controllo, nemmeno a campione, delle operazioni di conferimento svolte dall’indagato e vi è solo un episodio di conferimento sicuramente illecito in cui vengono conferite batterie di autoveicoli ma trattasi di un episodio unico e relativo ad un numero esigui di batterie che non può bastare ai fini della gravità indiziaria”.

LE INDAGINI 

La genesi dell’attivita’ d’indagine della Guardia di Finanza di Gela ha consentito di individuare nel comune di Niscemi un sito, nelle immediate adiacenze dell’agglomerato urbano, dove veniva svolta, in totale difformita’ alle vigenti disposizioni di legge in materia, l’attivita’ di raccolta, stoccaggio e trasporto con successivo conferimento a terzi di Rifiuti speciali, anche pericolosi. I Rifiuti risultavano accatastati direttamente sul suolo, inermi di qualsiasi protezione o impermeabilizzazione, con il concreto rischio di contaminazione dei terreni e delle falde acquifere, cagionando un potenziale grave danno ambientale. L’attivita’ illecita si sarebbe articolata attraverso un meccanismo ben collaudato: l’imprenditore di Niscemi, con il supporto di alcuni congiunti e collaboratori, si occupava della raccolta e dello stoccaggio, presso il deposito della propria azienda, di ingenti quantitativi di Rifiuti speciali provenienti da diversi soggetti. Questi ultimi, dietro corresponsione di denaro, avrebbero conferito quotidianamente materiali di varia natura, inclusi Rifiuti pericolosi. Successivamente, i Rifiuti venivano trasportati e smaltiti presso altre aziende operanti nel territorio del comune di Catania e Licata. Le indagini hanno consentito di individuare numerosi conferitori, alcuni dei quali gia’ noti alle forze dell’ordine, provenienti anche dai comuni limitrofi che portavano quotidianamente, a fini di lucro, ingenti quantitativi di Rifiuti utilizzando, in diversi casi, automezzi privi delle necessarie autorizzazioni ambientali. Nel sito venivano accumulati Rifiuti speciali, anche pericolosi, costituiti principalmente da materiali metallici ferrosi e non ferrosi, oltre a batterie esauste di veicoli. Lo stoccaggio avveniva in modo grossolano e privo di misure di sicurezza, con una suddivisione approssimativa di rifiuto. In particolare, dopo la pesatura, i Rifiuti ferrosi – tra cui prodotti in ferro, fusti, elettrodomestici, e veicoli – che rappresentavano la componente piu’ voluminosa, venivano scaricati dai mezzi dei conferitori, quasi sempre autocarri, anche con l’ausilio di una gru, e accumulati direttamente sulla terra battuta del piazzale dell’azienda. Fondamentale, ai fini investigativi, si e’ rivelato il ricorso a intercettazioni telefoniche e telematiche, oltre a mirate attivita’ di videosorveglianza installate nei pressi del deposito riconducibile agli indagati. Decisivi anche i servizi di osservazione, controllo e pedinamento, che hanno consentito di ricostruire l’intera filiera del traffico illecito. Ulteriori riscontri oggettivi sono giunti dal sequestro preventivo di un autoarticolato e di circa 5.000 chilogrammi di Rifiuti speciali pericolosi (motori termici non bonificati, filtri inibiti di olio) destinati a un deposito catanese. Nel corso delle indagini sono state inoltre documentate condotte intimidatorie da parte dell’imprenditore, finalizzate al recupero di crediti. Emblematica una conversazione intercettata nella quale l’uomo si rivolgeva a un cliente palermitano con toni minacciosi e riferimenti a gravi conseguenze, inducendolo a saldare un debito pregresso mediante pagamenti mensili di duemila euro.

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