Omicidio a Mazara: assolto in appello “Gianni il bello”, ex pentito caso Tortora

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Omicidio a Mazara: assolto in appello “Gianni il bello”, ex pentito caso Tortora

di Redazione
Pubblicato il Mar 6, 2019
Omicidio a Mazara: assolto in appello “Gianni il bello”, ex pentito caso Tortora

La Corte d’assise d’appello di Palermo ha scagionato l’ex pentito Gianni Melluso dall’accusa di aver ordinato l’omicidio di Sabine Maccarrone, una donna svizzera assassinata nel trapanese nel 2007. Un verdetto che ribalta quello di primo grado, che aveva visto l’imputato condannato all’ergastolo.

I giudici hanno disposto la scarcerazione dell’ex collaboratore di giustizia che era detenuto al Pagliarelli di Palermo.

Il nome di Melluso venne fuori durante una puntata di Chi l’ha visto? poco dopo il delitto. ‘Gianni il bello’, grande accusatore di Enzo Tortora, venne indicato come il mandante dell’omicidio di Sabine Maccarrone, trovata morta il 16 aprile del 2007 in un pozzo, nelle campagne di Mazara del Vallo. Una testimone raccontò in tv che Melluso, che con la donna aveva una relazione, andava dicendo che era tornata dai suoi genitori nelle Marche, e che era stato lui stesso a pagarle il biglietto. Bugie che avrebbero nascosto una drammatica verità. L’inchiesta su Gianni il Bello cominciò così.

Gli inquirenti sospettarono che fosse stato lui a volere la morte della donna. Poi arrivarono le dichiarazioni di Giuseppe D’Assaro, proprietario del terreno dove fu occultato il cadavere. Lui e Melluso si erano conosciuti anni prima in carcere.

“Mi disse di ammazzarla. Melluso non mi spiegò però le ragioni ed io non feci domande. In questi casi è meglio non farle. In quel periodo volevano ammazzarmi. Avevo bisogno di un appartamento in cui andare a stare. Melluso mi disse che mi avrebbe regalato un’abitazione di proprietà del fratello”, affermò D’Assaro al processo di primo grado, ammettendo i fatti.

Parole che gli fecero avere una condanna a 30 anni, mentre Melluso, processato separatamente, ebbe l’ergastolo. Sposato con una zia di Jessica Pulizzi, la sorellastra di Denise Pipitone, la bimba scomparsa da Mazara del Vallo nel 2004, venne ritenuto attendibile dai giudici della Corte d’assise. Il movente, mai chiarito del tutto, sarebbe stato da ricercare nella gelosia: probabilmente Sabine Maccarrone aveva avuto legami con altri uomini. Il cadavere di Sabine venne trovato in fondo a un pozzo, coperto con tegole e massi, in contrada San Nicola, a Mazara del Vallo (Trapani).

Per concorso in occultamento di cadavere, venne chiesto il rinvio a giudizio di Yamina Reguiai Bent Hedi, 49 anni, tunisina, accusata di aver aiutato l’assassino a nascondere il corpo. Il Gup, però, dispose il non luogo a procedere per prescrizione del reato. D’Assaro aveva precedenti gravi: nel 1985, aveva ucciso a bastonate un uomo di 75 anni, Antonio Signorelli, in un tentativo di rapina. L’omicida, che alcuni anni fa aveva raccontato particolari, poi rivelatisi falsi, sulla scomparsa di Denise Pipitone, non è stato ritenuto attendibile dalla Corte d’assise d’appello.


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