Parlano due nuovi pentiti, trovato il tesoro di Messina Denaro: sequestrati 200 milioni di euro
Blitz tra Spagna, Andorra, Gibilterra, Lussemburgo, Svizzera e Principato di Monaco. In manette tre persone
È in corso una vasta operazione di respiro internazionale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal GIP presso il Tribunale alla sede con cui sono stati disposti la custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 soggetti e il sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro.
Spuntano i nomi di due nuovi collaboratori di giustizia – Vincenzo Spezia, big storico della mafia di Campobello di Mazara e Giuseppe Bruno – nell’inchiesta che oggi ha portato all’arresto di Giacomo Tamburello, l’uomo di Matteo Messina Denaro nel business del narcotraffico. Entrato in Cosa nostra negli anni ’80, Vincenzo Spezia è figlio di Nunzio Spezia, ex capo della famiglia mafiosa di Campobello da cui ha ereditato il ruolo nel clan. Fedelissimo dell’ex latitante, il neo pentito vanta un curriculum criminale di eccezionale spessore. Dopo una lunga latitanza in Venezuela, è stato arrestato nel 2003 ed estradato in Italia nel 2007 e poi condannato per mafia e omicidi. “Tamburello e il fratello hanno aperto sulla Costa del Sol alcune gelaterie però lavoravano pure con l’hashish, ma tonnellate di hashish – ha detto ai pm – Hanno fatto i miliardi”. Bruno, invece, è detenuto in Brasile dal 2023. Collabora con la giustizia italiana e brasiliana dal 2025, ha concluso un accordo di collaborazione con la Procura Federale del Rio Grande do Norte ed è stato ammesso al programma provvisorio di protezione in Italia. E’ stato lui a raccontare ai magistrati palermitani il ruolo della famiglia di Messina Denaro nell’importazione di hashish dal Marocco e degli affari di droga con la Spagna.
Nell’ambito della inchiesta che ha portato al ritrovamento del ‘tesoro’ di Matteo Messina Denaro, “sono state individuate 8 società estere, di cui 5 ubicate in Spagna, 2 con sede a Gibilterra e 1 alle Isole Cayman, impiegate prevalentemente come contenitori di investimenti immobiliari e gestione patrimoniale”. Sul piano delle disponibilità, “sono stati accertati numerosi rapporti bancari e portafogli titoli, distribuiti in diverse giurisdizioni, per un valore pari a circa 12,5 milioni di euro e con evidenze riferibili anche a epoche risalenti- dicono gli inquirenti – È stata appurata, inoltre, la detenzione di quote di partecipazione di rilevantissimo valore nell’azionariato di un istituto di credito libanese. Al contempo sono state ricostruite operazioni di investimento in metalli preziosi, nella specie oltre 12 Kg di oro, poi confluiti nelle disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro. Di straordinario pregio, inoltre, sono gli immobili individuati, 22 in tutto, molti dei quali veri e propri resort di lusso, situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, in alcune tra le località più esclusive della costa del Sol. Di pari passo con la ricostruzione delle suddette ricchezze, le indagini hanno altresì evidenziato come le stesse siano state nel tempo gestite, sotto la supervisione del richiamato narcotrafficante, dalla moglie e soprattutto dal figlio (anch’essi sottoposti a custodia cautelare in carcere)”.

