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“Sistema Cuffaro”: no all’arresto dell’imprenditore di Favara e del deputato Carmelo Pace 

Il Riesame conferma l’ordinanza del gip escludendo di fatto sia la corruzione che la mediazione illecita. Niente arresti domiciliari per Cuffaro, il deputato Pace, l’imprenditore Vetro e il direttore Tomasino

Pubblicato 2 ore fa

No ai domiciliari per Totò Cuffaro (finito comunque agli arresti per altra contestazione), per il deputato regionale Carmelo Pace, per l’imprenditore di Favara Alessandro Vetro e per il direttore del Consorzio di Bonifica Giovanni Tomasino. Il tribunale del Riesame, presieduto dal giudice Simona Di Maida, ha rigettato il ricorso della procura di Palermo che aveva chiesto l’applicazione della misura cautelare nei confronti dei quattro indagati per un presunto caso di corruzione legato agli appalti del Consorzio di Bonifica. Il tribunale della Libertà ha confermato, dunque, la decisione del gip di Palermo escludendo sia la corruzione che la mediazione illecita, ipotesi – questa – avanzata dai pm alla luce di una eventuale riqualificazione del reato. Il Riesame ha anche rigettato la richiesta di sequestro preventivo di 25 mila euro nei confronti dell’imprenditore Vetro. 

La vicenda è legata ad un presunto caso di corruzione al Consorzio di Bonifica. La ricostruzione dell’accusa è questa: l’imprenditore Vetro (difeso dall’avvocato Giuseppe Barba) avrebbe consegnato 25mila euro all’ex presidente della Regione Totò Cuffaro (difeso dagli avvocati Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto), durante un incontro nell’abitazione di quest’ultimo, per “ammorbidire” il direttore Tomasino in vista di futuri appalti dell’Ente. I soldi – sempre secondo i pm – sarebbero transitati per le mani di Pace (difeso dall’avvocato Lillo Fiorello) e finiti al dirigente. Il gip aveva però rigettato le richieste della procura non condividendone la ricostruzione accusatoria – sostanzialmente – per tre motivi. Per il giudice non vi era prova della partecipazione di Vetro con le sue imprese ad alcuno dei bandi del Consorzio di Bonifica, non c’era prova di un pactum sceleris (corruzione) ma al massimo di una mediazione illecita e vi sono dubbi sulle trascrizioni di alcune delle intercettazioni ritenute chiave. 

La procura di Palermo aveva impugnato la decisione e presentato ricorso contestando sia la “lettura” delle intercettazioni  e, in particolare, nel passaggio chiave del “e vabè…fattillu venire ddà e ci duni i sordi…” ma anche sulla partecipazione delle imprese dell’imprenditore Vetro alle gare pubbliche del Consorzio di Bonifica. Il Riesame, tuttavia, ha rigettato il ricorso confermando quanto già deciso dal gip di Palermo e negando dunque sia gli arresti domiciliari che il sequestro dei soldi. 

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