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Traffico di droga all’ombra di Cosa nostra, 26 arresti

Svelato l'esistenza di due organizzazioni criminali che importavano, e smerciavano attraverso fornitori calabresi e campani, grosse quantità di droga

Pubblicato 2 mesi fa

Il gip di Palermo, accogliendo la richiesta della procura, ha disposto la custodia cautelare per 26 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti. In un caso viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. Le indagini sono state svolte – sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia – dalla Squadra mobile della polizia di Stato e dal Ros dei carabinieri.

Secondo quanto spiega il procuratore Maurizio de Lucia, gli investigatori della polizia hanno scoperto l’esistenza di due organizzazioni criminali nei quartieri Villagrazia, Santa Maria di Gesu’ e Villaggio Santa Rosalia, attive nell’importazione e allo smercio di ingenti quantita’ di droghe pesanti e leggere, attraverso fornitori campani e calabresi. Il Ros dei carabinieri si e’ invece concentrato sulla famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesu’ riscontrando una associazione stabilmente organizzata sul traffico illecito di stupefacenti, in particolare cocaina, con approvvigionamenti privilegiati grazie a un albanese operante a Roma e a un fornitore calabrese.

Nel corso del blitz, in azione agenti della polizia di stato proveniente dalla Squadra mobile, dal reparto prevenzione crimine sicilia occidentale, dalla polizia scientifica e diverse unita’ del reparto cinofili. Mentre per i carabinieri, oltre al Ros, in campo anche i militari del comando provinciale incluse unita’ cinofile e Api, le Aliquote di primo intervento. 

C’era Gabriele Pedalino, nipote dello storico uomo d’onore Salvatore Profeta, condannato in via definitiva come esecutore materiale dell’omicidio di Salvatore Sciacchitano, a capo di una delle tre organizzazioni di narcotrafficanti scoperte dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha chiesto e ottenuto dal gip 26 misure cautelari. Pedalino è stato anche condannato per mafia: avrebbe parte della famiglia di Santa Maria di Gesù. Secondo la Procura, direttamente dal carcere e attraverso cellulari, entrati clandestinamente nell’istituto di pena, dava ordini ad Antonino La Mattina, Mario Mirko Brancato, Vincenzo Toscano, Giuseppe Orlando e Giuseppe Foti, che erano liberi, sulla gestione dei traffici, della cassa comune, della rivendita periodica di quantitativi di stupefacente. Attraverso più canali di approvvigionamento, la banda faceva arrivare a Palermo prevalentemente cocaina che veniva poi consegnata a chi aveva il compito di confezionarla in singole dosi e rivenderla sulle piazze del capoluogo. L’organizzazione aveva rapporti con un altro analogo clan, capeggiato da Giuseppe Bronte, all’epoca già detenuto agli arresti domiciliari, con cui Pedalino aveva concluso accordi. Dalle indagini è emersa l’esistenza di un’organizzazione gerarchica e “stabilmente destinata al traffico di stupefacenti, la gestione di una cassa comune e, infine, scrive ancora il gip, l’utilizzo della forza di intimidazione, derivante dall’affiliazione o dall’aderenza a Cosa Nostra”.

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