Chiedono pizzo a gioielliere: “Se non ci accontenti finisce male”: tre arresti (ft e vd)

Redazione

Catania

Chiedono pizzo a gioielliere: “Se non ci accontenti finisce male”: tre arresti (ft e vd)

di Redazione
Pubblicato il Mar 11, 2019
Chiedono pizzo a gioielliere: “Se non ci accontenti finisce male”: tre arresti (ft e vd)

Tre estorsori arrestati dai carabinieri in provincia di Catania dopo la denuncia di un gioielliere. Si tratta dei fratelli Antonino e Rosario Amoroso, di 33 e 29 anni, e di Massimo Michele Grosso, di 37, tutti di Grammichele. Rispondono di estorsione aggravata. Sono accusati di avere chiesto il pizzo al commerciante di Grammichele lo scorso 22 febbraio.

Un incensurato si era presentato nel punto vendita accompagnato da due noti pregiudicati del luogo pretendendo che il titolare gli restituisse degli oggetti in oro, trafugati dalla propria abitazione e che, secondo lui, erano stati rivenduti e consegnati proprio in quella gioielleria.

Al rifiuto del titolare del negozio, i tre hanno preteso che venisse loro corrisposta una somma di 8 mila euro per rifondere l’incensurato, altrimenti “sarebbe finita male”. In preda alla paura, il gioielliere ha consegnato piu’ di 30 grammi di oro e circa 500 euro in contanti. Non contenti i tre pretendevano altri preziosi e il commerciante li ha rimandati al giorno seguente.

Due giorni dopo i tre si sono presentati in negozio per esigere due collane in oro: “Se non ci accontenti, ti finisce male”. A quel punto il gioielliere, esasperato, ha consegnato un bracciale in oro. Il 26 febbraio il malcapitato e’ stato “invitato” a presentarsi a casa dell’uomo che asseriva di aver subito il furto e, alla presenza della propria compagna, uno dei due pregiudicati, brandendo una spada, gli ha urlato: “Ti ammazzo”, intimandogli di preparare almeno 300 grammi di oro da consegnare loro nel giro di poche ore in gioielleria.

La vittima si e’ infine decisa a rivolgersi ai carabinieri, i quali, dopo i controlli, hanno inizialmente proceduto all’arresto in flagranza di Grosso e di Antonino Amoroso, presi all’uscita dal negozio con addosso gli oggetti in oro poco prima estorti, e successivamente, a seguito di richiesta di misura cautelare presentata dalla procura della Repubblica, nei confronti del terzo complice.


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