Mafia, sequestro e confisca patrimonio (un miliardo e mezzo di euro) ad imprenditore Patti (Valtur)

Redazione

Cronaca

Mafia, sequestro e confisca patrimonio (un miliardo e mezzo di euro) ad imprenditore Patti (Valtur)

di Redazione
Pubblicato il Nov 24, 2018
Mafia, sequestro e confisca patrimonio (un miliardo e mezzo di euro) ad imprenditore Patti (Valtur)

La Direzione investigativa antimafia di Palermo ha eseguito  un decreto di sequestro e confisca, emesso dal Tribunale di Trapani su proposta del direttore nazionale della Dia nei confronti degli eredi dell’imprenditore Carmelo Patti, originario di Castelvetrano ex proprietario della Valtur (ora in amministrazione straordinaria), deceduto il 25 gennaio 2016.

Il procedimento – che la Dia definisce ‘uno dei più rilevanti nella storia giudiziaria italiana’ – ha riguardato un patrimonio stimato, per ora, prudenzialmente in oltre un miliardo e mezzo di euro e ha disvelato interessi economici riferibili alla famiglia mafiosa di Castelvetrano, guidata dal latitante Matteo Messina Denaro.

Gli investigatori dicono che dagli accertamenti sono emersi “anche collegamenti e rapporti intrattenuti da Patti con Paolo Forte, organico alla famiglia mafiosa diretta da Messina Denaro e con Rosario Cascio, indiziato mafioso, il cui patrimonio è stato confiscato”.

Il procedimento, uno dei più rilevanti nella storia giudiziaria italiana, dice la Dia, ha consentito di ricostruire la biografia e le fortune economiche di Patti, il quale si è reso protagonista di una parabola che da muratore indigente lo ha portato a diventare capitano d’azienda. Le indagini sono state coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dal sostituto procuratore della Dda Pierangelo Padova, in collaborazione con il pm di Trapani Andrea Tarondo.

Agli atti vi sono le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Angelo Siino, Giovanni Ingrasciotta ed Antonino Giuffrè. Inoltre, dice la Dia, gli accertamenti bancari hanno evidenziato una rilevante sperequazione fra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati dall’imprenditore.

I beni oggetto di sequestro e contestuale confisca da parte della sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani, nei confronti degli eredi dell’industriale Carmelo Patti (la moglie e i 3 figli) riguardano 25 società di capitali (attive nel cablaggio di componenti elettrici per autovetture, nel comparto turistico-alberghiero, nel campo finanziario e nel settore immobiliare), quote in partecipazioni societarie, tre resort, un golf club, 400 ettari di terreno (ubicati nei comuni di Robbio (Pv), Castelvetrano (Tp), Campobello di Mazara (Tp), Favignana (Tp), Mazara del Vallo (Tp), Marettimo (Tp), Isola di Capo Rizzuto (Kr), Ragusa e Benevento), 232 immobili (tra abitazioni, magazzini e opifici), un’imbarcazione in legno di 21 mt denominata Valtur Bahia (iscritta nei Registri del Porto di Londra ed ora in disarmo, ormeggiata nel porto di Mazara del Vallo), rapporti bancari e disponibilità finanziarie in corso di quantificazione.

In particolare, sono interessate dal provvedimento le seguenti società: – Cablelettra Spa, con sede a Vigevano (PV), e le sue unità locali di Limatola (Bn), Melfi (Pz), Roma, Torino e Castelvetrano; – Cablacar Srl, in scioglimento e liquidazione, con sede a Vigevano (Pv), e le sue unità locali di Robbio (Pv); – Elettro moduli di Buffolino Maria Lucia & C. S.n.c, con sede a San Marco Evangelista (Ce); – Co.invest – compagnia investimenti immobiliari Srl, con sede a Vigevano (Pv), e la sua unità locale di Robbio (Pv).

Da muratore indigente a capitano d’azienda. Eccola la parabola di Carmelo Patti, patron dell’ex Valtur, originario di Castelvetrano, deceduto a gennaio 2016, ai cui eredi la Dia ha confiscato beni per 1,5 miliardi di euro. Grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia è stata fatta luce sui “legami di Patti con numerosi personaggi contigui ovvero organici alla famiglia mafiosa di Castelvetrano, capeggiata dal latitante Matteo Messina Denaro”.  Ad emergere è stata la sperequazione, spiegano dalla Dia, tra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati da Patti. L’attenzione si è focalizzata inizialmente sul coinvolgimento negli anni ’90 di Patti in un’indagine per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e all’evasione dell’Iva nella quale rimasero coinvolti numerosi personaggi poi risultati vicini ad ambienti mafiosi.

“Un muratore di 26 anni di Castelvetrano che lascia la città attorno al 1956 e nel 1961 dirà io e mio padre non avevamo i soldi per comprare il mangiare e il mobilio pignorato. Come è possibile che un muratore diventi il padrone di un patrimonio che supera 5 miliardi di euro? Oggi abbiamo confiscato beni per oltre un miliardo e mezzo di euro e siamo in presenza di un provvedimento definitivo. Carmelo Patti come Lucky Luciano finisce sotto i riflettori della Dia per l’evasione fiscale”.

Lo ha detto Giuseppe Governale, direttore della Dia, nel corso della conferenza stampa sulla confisca dei beni agli eredi dell’industriale Carmelo Patti, patron della Valtur morto a 81 anni. ”Abbiamo evidenziato – ha aggiunto – un legame tra l’evasione fiscale ben strutturata tra azienda madri e polverizzate nel territorio nella provincia di Trapani e soprattutto a Castelvetrano. Un sistema di evasione fiscale per decine e decine di milioni di euro. Un sistema che ha consentito alla criminalità mafiosa di quell’area di nutrire e farsi nutrire”.

 


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