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Mafia: Mattarella ricorda il giudice Chinnici: “Seguire suo esempio per contrasto alla criminalità”

Cerimonia solenne a Palermo per ricordare il giudice Rocco Chinnici ucciso dalla mafia 35 anni con un’autobomba posta sotto cosa che provocò anche la morte degli uomini addetti alla sua sicurezza – maresciallo Mario Trapassi e appuntato Salvatore Bartolotta – e il portiere dello stabile – Stefano Li Sacchi. Alla cerimonia hanno preso parte il […]

Pubblicato 8 anni fa

Cerimonia solenne a Palermo per ricordare il giudice Rocco Chinnici ucciso dalla mafia 35 anni con un’autobomba posta sotto cosa che provocò anche la morte degli uomini addetti alla sua sicurezza – maresciallo Mario Trapassi e appuntato Salvatore Bartolotta – e il portiere dello stabile – Stefano Li Sacchi.

Alla cerimonia hanno preso parte il comandante dei carabinieri Nistri i figli del magistrato ucciso Caterina e Giovanni Chinnici, il vicepresidente della Regione Gaetano Armao, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il prefetto di Palermo Antonella De Miro, il comandante provinciale della guardia di Finanza Giancarlo Trotta, il questore di Palermo Renato Cortese, il comandante provincia del carabinieri Antonio Di Stasio nonché uno dei sopravvissuti Giovanni Paparcuri.

“Ci sono tanti processi che si sono sviluppati nell’arco di 30 anni arrivando ad una sentenza di condanna definitiva dei responsabili anche se rimane ancora qualche aspetto non del tutto chiarito. Adesso c’è stata la desecretazione e la pubblicazione degli atti del Csm vedremo se ci saranno elementi che ci consentiranno di chiarire anche i punti oscuri. Quello che è rimasto di maggiore incertezza le telefonate del confidente della polizia che fecero parte di una parte di processi, ma poi non ci furono ulteriori approfondimenti”.

Lo ha detto l’eurodeputato Pd Caterina Chinnici a margine della cerimonia che ha ricordato l’eccidio di via Pipitone Federico 35 anni fa in cui morì il padre Rocco, gli uomini della scorta e il portiere dello stabile. Il confidente libanese Bou Chebel Ghassan, preannunciò la strage di via Pipitone Federico e non fu preso sul serio. Disse che la mafia per eliminare un poliziotto o un magistrato avrebbe utilizzato il metodo libanese dell’auto bomba.

“Nel trentacinquesimo anniversario del vile attentato in cui – il 29 luglio 1983 – persero la vita il giudice Rocco Chinnici, gli addetti alla sua sicurezza – maresciallo Mario Trapassi e appuntato Salvatore Bartolotta – e il portiere dello stabile – Stefano Li Sacchi – desidero far giungere a lei e a tutti i familiari delle vittime il mio pensiero commosso e partecipe”.

Lo afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una nota.

“Le elevate qualità professionali, l’abnegazione e l’alto senso dello Stato consentirono a Rocco Chinnici di dirigere l’ufficio istruzione del Tribunale di Palermo con fermezza, equilibrio e rigorosa coerenza. A lui si deve l’avere intuito in tutta la loro pericolosità le connessioni della mafia con l’alta finanza, la politica e l’imprenditoria, e l’aver promosso inedite strategie investigative, fondate sulla collaborazione fra i magistrati che svolgevano le indagini sul fenomeno. Il ricordo dell’appassionato impegno, umano e professionale, di Rocco Chinnici nel difendere le istituzioni e i cittadini dalla violenza e dalle vessazioni della criminalità organizzata resta indelebile nella memoria di tutti e rappresenta un prezioso e costante stimolo per la crescita della coscienza civile e della fiducia nello stato di diritto”.

Il suo esempio – conclude il capo dello Stato – esorta a rinnovare quotidianamente l’impegno nel contrasto ad ogni forma di mafia, con il medesimo rigore e la stessa determinazione che hanno contraddistinto il suo agire. E’ con tale spirito che sono vicino a tutti i familiari delle vittime dell’attentato, rinnovando i sentimenti di gratitudine dell’intero Paese.

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