“Attività imprenditoriale asservita a Cosa Nostra”, sequestro da 3mln a favarese Scariano approda in aula
Il sequestro da 3 milioni di euro nei confronti dell’imprenditore favarese Giuseppe Scariano approda in aula davanti il collegio di giudici della sezione Misure di Prevenzione presieduto da Angela Wilma Mazzara – a latere Rosanna Croce e Giuseppe Miceli – che dovrà decidere se confiscare o restituire i beni. I legali della difesa Quattrocchi e […]
Il sequestro da 3 milioni di euro nei confronti dell’imprenditore favarese Giuseppe Scariano approda in aula davanti il collegio di giudici della sezione Misure di Prevenzione presieduto da Angela Wilma Mazzara – a latere Rosanna Croce e Giuseppe Miceli – che dovrà decidere se confiscare o restituire i beni.
I legali della difesa Quattrocchi e Porcello (nel collegio difensivo c’è anche l’avvocato Giuseppe Barba che assiste terzi interessati) hanno prodotto ulteriore documentazione che è stata regolarmente acquisita. Il pubblico ministero ha chiesto, invece, un termine di tempo per la produzione.
Il sequestro nei confronti di Giuseppe Scariano, 66 anni, venne eseguito lo scorso giugno dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Agrigento, guidata dal vice questore Roberto Cilona, che apposero sigilli a 14 fabbricati, 25 terreni, quota parte di ulteriori 26 terreni, 3 società di capitale e relativi compendi aziendali, 1 quota societaria di un consorzio e 1 rapporto finanziario per un valore di 3 milioni di euro.
Secondo le indagini effettuate dalla Dia emergerebbe “la sua pericolosità sociale (ancorché immune da condanne per reati di mafia) in quanto parte del sodalizio criminale di stampo mafioso operante nella provincia di Agrigento, con finalità di illecita acquisizione di opere nel settore dei pubblici appalti”. “Da tali attività d’indagine è emerso, infatti, chiaramente come le sue attività imprenditoriali, intestate in alcuni casi a soggetti terzi, ma comunque a lui riconducibili, siano risultate asservite agli interessi di quella consorteria mafiosa. Ciò è stato confermato anche dalle convergenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia (tra cui Maurizio Di Gati, già capo mafia della provincia di Agrigento), riscontrate in vari filoni investigativi sviluppati nel tempo, in contesti territoriali differenti.”
Scariano (un fratello ucciso dalla mafia il 20 settembre 1982) era finito sotto inchiesta qualche anno fa perché coinvolto, attraverso una sua società (intestata a prestanome) la Gest quarry, nelle intricate vicende legate alla realizzazione del rigassificatore di Porto Empedocle.
Si torna in aula il 21 novembre.




