Giudiziaria

“Commissionano l’omicidio del padre e del nonno all’amico di famiglia”, il processo si divide 

Nel processo sul duplice omicidio di Gaetano e Salvatore La Placa, padre e figlio uccisi a colpi di fucile il 14 ottobre 1992 nelle campagne di San Biagio Platani

Pubblicato 14 ore fa

Si dividono le strade degli imputati nel processo sul duplice omicidio di Gaetano e Salvatore La Placa, padre e figlio uccisi a colpi di fucile il 14 ottobre 1992 nelle campagne di San Biagio Platani. La Corte di assise di Agrigento, accogliendo l’istanza degli avvocati Antonino e Vincenza Gaziano, ha disposto lo stralcio della posizione di Rosalba La Placa, figlia e nipote delle vittime. La donna siede sul banco degli imputati insieme alla sorella Carmela La Placa e a Luigi Costanza (difesi dagli avvocati Antonino Gaziano, Mongiovì Gaziano, Daniela La Novara, Valentina Buongiorno e Gaetano Timineri). Tutti sono accusati di omicidio aggravato dalla premeditazione e, per i familiari, dall’aver agito contro un ascendente. Il processo per questi ultimi due riprenderà il prossimo 6 marzo.

Un caso che per tre decenni sembrava essere finito nel dimenticatoio fino alla svolta nelle indagini avvenuta nel maggio 2024 con l’iscrizione nel registro degli indagati di tre persone. Per la procura di Agrigento le sorelle avrebbero commissionato all’amico di famiglia Costanza, pagando 50 milioni di vecchie lire, l’omicidio del padre ma nell’agguato venne ucciso anche il nonno. Un “cold case” rispolverato grazie ad un parente delle vittime che ha cominciato a indagare e ricomporre i racconti frammentati che si facevano a mezza bocca in famiglia su quanto era accaduto. Nel maggio 2024 arriva la svolta quando i carabinieri eseguono perquisizioni a tappeto nelle abitazioni delle due sorelle e dell’amico di famiglia. Per l’accusa, Carmela e Rosalba La Placa (insieme alla madre Rosalia Guadagnano, nel frattempo deceduta) sarebbero le ideatrici dell’omicidio dei congiunti maturato in un clima di aspri dissidi familiari. Non avrebbero sopportato i maltrattamenti e soprusi del padre-marito e la decisione di quest’ultimo di allontanare dall’abitazione il compagno della figlia. Così, piuttosto che denunciare, avrebbero commissionato il delitto a Luigi Costanza, all’epoca venditore ambulante di abbigliamento nonché amico di famiglia delle vittime. 

Alle prime luci dell’alba del 14 ottobre 1992 le donne avrebbero avvisato il killer che il La Placa aveva appena lasciato l’abitazione per dirigersi in contrada Mandralia per una battuta di caccia insieme al padre. I due, a bordo di una Fiat 127, vengono fatti accostare sul ciglio della strada. Poi, improvvisamente, gli spari: una fucilata alla testa a Gaetano La Placa, che era alla guida, e un’altra all’indirizzo del padre Salvatore che si trovava nel lato passeggero. Le donne, come corrispettivo per i due omicidi, avrebbero pagato a Costanza 50 milioni di lire in parte provenienti dalla riscossione di buoni fruttiferi intestati ad una delle due vittime. Al killer sarebbero stati regalati anche i cani da caccia e la Jeep di Gaetano La Placa, quest’ultima con regolare passaggio di proprietà avvenuto cinque mesi dopo il delitto. 

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