Giudiziaria

Droga, armi ed estorsione: chiesto processo per il boss Massimino e quattro “fedelissimi”

L’indagine nasce dal ritrovamento di un mini arsenale nella villa del boss Massimino, attualmente detenuto al 41bis

Pubblicato 2 mesi fa

La procura di Agrigento ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del boss Antonio Massimino, del nipote Gerlando Massimino e di altri tre “fedelissimi”: Gabriele Miccichè, 33 anni; Marco Caruana, 44 anni, e Giovanni Tedesco, 33 anni. L’inchiesta ipotizza un giro di stupefacenti, armi e anche di estorsione. La prima udienza preliminare è stata fissata il prossimo 1 febbraio davanti il gup del tribunale di Agrigento, Iacopo Mazzullo.

L’indagine nasce dal ritrovamento di un mini arsenale nella villa del boss Massimino. Per questi fatti furono arrestati lui ed il nipote. L’inchiesta però si è allargata, anche con l’uso di intercettazioni, e oggi la procura di Agrigento chiude il cerchio contestando anche un vasto traffico di droga e una estorsione. In particolare, ai Massimino e Miccichè viene contestato il trasporto di oltre 1 etto di cocaina che sarebbe poi stato commissionato al pizzaiolo Marco Caruana. Quest’ultimo, che ha già patteggiato una condanna a 2 anni e 8 mesi, venne arrestato subito dopo il blitz nei pressi della villa di Massimino. A Miccichè vengono contestate la cessione di oltre 4 chilogrammi di hashish e 200 grammi di marijuana e la ricettazione e detenzione di un mini arsenale composto da tre pistole e tre penne pistola. Massimino e Miccichè sono infine accusati di estorsione ai danni di una persona in debito di 400 euro con il boss. 

Al suo indirizzo, così come emerso dalle intercettazioni, sarebbero state rivolte minacce e intimidazioni. Tutti, inoltre, avrebbe trasformato un magazzino in una vera e propria centrale dello spaccio in cui veniva suddivisa e confezionata la droga. Antonio Massimino è figura nota nel panorama criminale agrigentino. Attualmente è detenuto al 41bis dove sta scontando una condanna a venti anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta Kerkent. L’operazione portò alla luce la sua scalata al vertice nella famiglia mafiosa di Agrigento. Il nipote Gerlando, dopo essere stato arrestato insieme allo zio nel blitz in villa, è stato condannato in primo grado e poi assolto in Appello.

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