Giudiziaria

Duplice omicidio Teresa e Trifone, comincia processo d’appello per Ruotolo: “Nessuna telecamere in aula”

E’ cominciato il processo d’appello nei confronti di Giosuè Ruotolo, l’ex caporale maggiore dell’esercito accusato e condannato all’ergastolo in primo grado per il duplice omicidio di Trifone Ragone, 28 anni, e della sua fidanzata Teresa Costanza, 31 anni, originaria di Favara, uccisi la sera del 17 marzo 2015 in un parcheggio del palasport di Pordenone.  […]

Pubblicato 7 anni fa

E’ cominciato il processo d’appello nei confronti di Giosuè Ruotolo, l’ex caporale maggiore dell’esercito accusato e condannato all’ergastolo in primo grado per il duplice omicidio di Trifone Ragone, 28 anni, e della sua fidanzata Teresa Costanza, 31 anni, originaria di Favara, uccisi la sera del 17 marzo 2015 in un parcheggio del palasport di Pordenone. 

In aula, oltre allo stesso Ruotolo – difeso dall’avvocato Roberto Rigoni Stern, ci sono anche i genitori delle vittime.

La Corte –   presieduta da Igor Maria Rifiorati –  stabilito, dopo essersi riunita, di non concedere alle telecamere di alcune trasmissioni televisive di riprendere il processo e in particolare, Ruotolo. Proprio Rigoni Stern ha annunciato che chiederà alla Corte una perizia super partes per fare chiarezza su alcuni punti dell’inchiesta che la difesa definisce contraddittori.

Il quotidiano online “Il giorno” era riuscito ad intervistare il padre di Teresa Cosranza, Rosario, subito dopo il verdetto di primo grado che ha condannato Ruotolo all’ergastolo.

Signor Rosario, cosa pensa delle motivazioni dei giudici sulla condanna di Ruotolo?

«Le motivazioni della sentenza sono la realtà dei fatti. Ruotolo è un assassino che merita di stare all’ergastolo. Una persona pericolosa, colpevole di questo terribile duplice delitto. È stato bugiardo dall’inizio del processo fino alla sentenza. Perché non ha mai detto la verità? Ha ammazzato due ragazzi per niente».

La vicenda legale però potrebbe non concludersi qui…

«Siamo pronti a continuare la battaglia legale. Stiamo aspettando la decisione degli avvocati di Ruotolo, poi vedremo come procedere. Intanto, ringrazio la Procura di Pordenone che sul caso ha fatto un lavoro eccezionale».

Si è fatto un’idea del perché di questa tragedia?

«La morte di Teresa è per noi un macigno che ci stiamo portando sulle spalle. Una tragedia che non si può giustificare. E poi i colleghi di Trifone e Giosuè, quelli della caserma di Cordenons, sapevano della tensioni tra i due».

È un duplice delitto che si sarebbe potuto evitare?

«Voglio essere chiaro: la caserma avrebbe dovuto fare qualcosa per evitare altre tensioni tra i due commilitoni. Se qualcuno fosse intervenuto, allontanando Trifone e Giosuè, avremmo salvato la vita anche a Teresa. Ma nessuno ha voluto fare niente per evitare il duplice omicidio. Ora, in accordo con i miei avvocati, faremo della valutazioni e non escludo che presenteremo una denuncia».

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