Giudiziaria

Favara, chiesti 9 anni di carcere per ex impiegato postale accusato di pedopornografia

L'ex impiegato postale è accusato di aver minacciato una ragazzina a inviargli foto intime. L'inchiesta è una costola di una ben più ampia indagine caratterizzata da soldi e ricatti

Pubblicato 3 mesi fa

Il sostituto procuratore della Repubblica Elenia Manno ha avanzato la richiesta di condanna a nove anni di reclusione nei confronti di Pasquale Distefano, 66 anni, ex impiegato delle Poste di Favara, accusato di pedopornografia e violenza privata ai danni di una minorenne. I fatti al centro del processo risalgono al periodo compreso tra il 2014 ed il 2017 e rappresentano una costola investigativa di un’inchiesta caratterizzata da soldi e ricatti che aveva visto protagonista proprio l’ex impiegato.

Distefano, in particolare, è accusato di aver minacciato una ragazzina a inviargli scatti intimi per poi salvarli sul cellulare. L’ex impiegato era stato arrestato tre anni fa con l’accusa di aver fatto sparire circa 570 mila euro dall’ufficio postale in cui lavorava attraverso prelievi non autorizzati, spesso contestualmente a rimborsi di buoni fruttiferi, occultandoli poi tramite diversi escamotage. Soldi che in parte sono serviti a Distefano a pagare una maxi estorsione messa in atto nei suoi confronti da una coppia che, scoprendo le molestie sulla ragazzina, iniziò a ricattare l’ex impiegato facendosi consegnare circa 250 mila euro. Per questo motivo Distefano sparì e trovò rifugio in Germania dove venne arrestato in un appartamento di Volklingen, paesino della Germania al confine con la Francia.

Oggi il processo per le accuse di pedopornografia minorile e violenza privata è in dirittura d’arrivo. Il pubblico ministero ha chiesto 9 anni di carcere e 95 mila euro di multa. Alla richiesta si è associato anche l’avvocato Salvatore Cusumano, che rappresenta la parte civile. La difesa dell’imputato, sostenuta dall’avvocato Francesco Cioppa, ha chiesto invece l’assoluzione o in subordine il minimo della pena. I giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, emetteranno la sentenza il prossimo 1 febbraio. 

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