Giudiziaria

Peculato, assolti in Appello gli ex vertici dell’ente di formazione Anfe

Il processo ruotava attorno ai presunti episodi di abusi e peculato realizzati con soldi pubblici attorno all'ente di formazione siciliano Anfe

Pubblicato 1 settimana fa

La Seconda sezione della Corte d’appello di Palermo ha confermato le assoluzioni dei cinque imputati del processo che ruotava attorno ai presunti episodi di abusi e peculato realizzati con soldi pubblici attorno all’ente di formazione siciliano Anfe (Associazione famiglie emigrati) della sede di Trapani. L’ente, a seguito dello scandalo che l’aveva travolto, era stato chiuso. La formula usata dal collegio presieduto da Raffaele Malizia è perche’ il fatto non sussiste; sono stati anche dissequestrati tutti i beni.

Gli imputati erano l’ex presidente Paolo Genco (difeso dall’avvocato Massimo Motisi), che era stato arrestato; Baldassare Di Giovanni, imprenditore e proprietario della società La Fortezza, ritenuto socio occulto di Genco (avvocato Giovanni Di Benedetto); Tiziana Paola Monachella, responsabile dell’Anfe di Castelvetrano; l’ex direttore amministrativo Aloisia Miceli; l’ex direttore della Logistica della delegazione siciliana, Rosario Di Francesco (difeso dall’avv. Luciano Fiore). Genco, secondo la procura di Trapani, si sarebbe appropriato di fondi pubblici destinati alla formazione per complessivi un milione e 800 mila euro, utilizzandoli per fini personali (investimenti, un’auto di lusso, titoli, gioielli, orologi).

Nella sua cassaforte di casa, a Palermo, gli erano stati trovati 30 lingotti e 49 monete d’oro (per oltre un chilo) con 30 mila euro in contanti, ma non e’ stato dimostrato in alcun modo che fossero provento di eventuali reati ne’ che avesse preso per se’ denaro dell’ente formativo. Contro gli imputati si erano costituiti parte civile ottanta ex dipendenti dell’Anfe.

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