Strage di Monreale, genitori di uno degli indagati temevano di essere intercettati
Emerge dall'informativa dei carabinieri che hanno fatto luce sulla sparatoria di aprile di un anno fa
I genitori di Samuel Acquisto, il giovane dello Zen in cella insieme a due amici per la strage di Monreale costata la vita a tre ragazzi, temevano di essere intercettati durante i colloqui in carcere. Emerge dall’informativa dei carabinieri che hanno fatto luce sulla sparatoria di aprile di un anno fa. “A Giada (sorella di Samuel ndr) non la porto più ai colloqui in carcere perché gli faceva un sacco di domande a Samuel, come se lo esortasse a parlare, io gli dicevo zitto Samuel, e lui: tranquilla mamma ormai sanno tutto”, raccontava la madre dell’indagato al marito.
“Giada non si leva il vizio, a posto se parlate cosi, con le registrazioni gli danno qualcosa in più.. se lui poteva ingannare con l’avvocato cosi non può più…Giada non va più a fare i colloqui… io gli dico sempre di non parlare di queste cose..”, replicava, arrabbiato, il padre del ragazzo. “Samuel si vorrebbe sfogare ma con le registrazioni non può”, rispondeva la madre del ventenne confermando il timore delle microspie. Il marito Nicolò aggiungeva: “vi hanno fatto sedere su quei tavolini perché cosi sentono meglio i discorsi…. ti ricordi cosa ci ha detto l’avvocato….. cosi interpretano come vogliono loro”.






