Lampedusa

Migranti: chiude museo della fiducia e del dialogo di Lampedusa

Venne inaugurato nel 2016 dal presidente Mattarella

Pubblicato 2 settimane fa

Chiude, a Lampedusa, il museo della fiducia e del dialogo, dedicato alle vittime del Mediterraneo. Ad annunciarlo, dopo 7 anni dall’inaugurazione e 75mila ingressi, è il comitato 3 ottobre. Venne inaugurato nel 2016 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Da allora, il comitato 3 ottobre in virtù di due protocolli d’Intesa non onerosi siglati con il Comune di Lampedusa e Linosa e il Miur è stato l’ente gestore del primo piano del sito dedicato ai fenomeni migratori, garantendo l’accesso gratuito anche al museo archeologico delle Pelagie. Lo spazio espositivo dedicato alle vittime dei naufragi nel Mediterraneo unico al mondo che, oltre a ospitare opere di alto valore artistico ha esposto testimonianze dirette dal valore umano, come i disegni di Adal, un ragazzino che ha narrato le torture subite in Eritrea: questi fogli oggi costituiscono una prova acquisita dalle Nazioni Unite contro la dittatura africana. Il museo ha ospitato anche una “stanza del naufragio” che ha proposto ai visitatori un itinerario multimediale fatto di immagini e suoni, per far vivere in prima persona le esperienze della traversata in mare, più alcuni reperti storici forniti dall’associazione nazionale Vittime civili di guerra che ricordano i tanti profughi causati dalla seconda guerra mondiale nel nostro Paese, le cui sofferenze sono ora vissute da tutti coloro che nel mondo fuggono per cercare una terra più sicura. “Prendo atto che, nonostante gli sforzi e il lavoro fatto, non ci sia stata e non ci sia la volontà di continuare ad avere a Lampedusa un museo dedicato alle migrazioni – ha dichiarato Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre – . Dal nuovo ente gestore ci è stata fatta una proposta di convenzione a titolo oneroso per noi irricevibile: 10.000 euro all’anno per solo due stanze di circa 50 metri quadrati in totale, con il vincolo di dover concordare il tipo di installazioni. Mi spiace constatare che il Parco archeologico Valle dei Templi di Agrigento non abbia ritenuto opportuno mantenere vivo la parte dedicata alle vittime delle migrazioni, del dialogo e della memoria nonostante il fatto che l’anno prossimo Agrigento (e Lampedusa di conseguenza) sarà la Capitale italiana della cultura. Ricordo che nel dossier di candidatura il tema dell’accoglienza e del dialogo sono stati punti cardine, dove Lampedusa ha rappresentato uno dei fattori differenziali più significativi”.

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