Mafia, accusati di essere prestanome dei boss di Pagliarelli: a giudizio in dieci
Il gup ha rinviato a giudizio per fittizia intestazione di beni Domenico Sansone, Francesco Di Stefano, Francesco Paolo Motisi, Lancellotto Filippi, Mario Atanasio, Antonino Rizzuto, Gianluca Giudice, Massimiliano Iemma, Maurizio La Cara e Teresa Brancatelli. Il processo comincera’ il 18 ottobre prossimo davanti alla seconda sezione del tribunale. Secondo l’accusa, sostenuta dalle pm caterina Malagoli […]
Il gup ha rinviato a giudizio per fittizia intestazione di beni Domenico Sansone, Francesco Di Stefano, Francesco Paolo Motisi, Lancellotto Filippi, Mario Atanasio, Antonino Rizzuto, Gianluca Giudice, Massimiliano Iemma, Maurizio La Cara e Teresa Brancatelli.
Il processo comincera’ il 18 ottobre prossimo davanti alla seconda sezione del tribunale.
Secondo l’accusa, sostenuta dalle pm caterina Malagoli e Francesca Mazzocco, sarebbero prestanomi del boss Vincenzo Giudice, che mesi fa venne condannato a 18 anni di carcere per associazione mafiosa.
Il padrino avrebbe intestato loro beni e aziende per sottrarli alle misure di prevenzione. Giudice fu arrestato nell’ambito dell’inchiesta denominata Verbero che decapito’ il mandamento mafioso dei Pagliarelli.
In cella, oltre a Giudice, finirono altri tre capimafia suoi fedelissimi, Giuseppe Massimiliano Perrone, poi condannato a 14 e 6 mesi, Alessandro Alessi e Tommaso Nicolicchia, che hanno avuto 14 anni. L’inchiesta svelo’ che i summit mafiosi venivano organizzati al bar dell’ospedale Civico di Palermo: era li’ che si mettevano a punto le strategie per l’aggiudicazione dei lavori da realizzare al Policlinico.
Dall’indagine emersero, anche grazie alle denunce delle vittime, le “mappe” del racket delle estorsioni.





