Mafia

La morte del piccolo Di Matteo, guerra giudiziaria per il risarcimento tra pentito e familiari

"Prima mi ha tradito lo Stato, ora la mia famiglia", dice Di Matteo al quotidiano La Repubblica in merito al contenzioso pendente in tribunale sul milione di euro riconosciuto per la tragica morte del bambino

Pubblicato 2 mesi fa

E’ guerra giudiziaria tra il pentito Santino Di Matteo e la ex moglie Franca Castellese e il figlio Nicola sul risarcimento del danno riconosciuto per l’assassinio del piccolo Giuseppe, secondo figlio del collaboratore di giustizia e della donna rapito, strangolato e ucciso da Cosa nostra. “Prima mi ha tradito lo Stato, ora la mia famiglia”, dice Di Matteo al quotidiano La Repubblica in merito al contenzioso pendente in tribunale sul milione di euro riconosciuto per la tragica morte del bambino da cui l’uomo sarebbe stato estromesso.

L’ex boss ha citato in giudizio la famiglia davanti al tribunale civile di Palermo. La prossima udienza è fissata per maggio. Il piccolo Di Matteo fu sequestrato per 779 giorni da un commando diretto dal boss Giovanni Brusca. I mafiosi si finsero uomini della Dia e prelevarono il bambino al maneggio dicendogli che lo avrebbero portato dal padre che si era pentito e viveva in una località protetta. La mafia tentò così di dissuadere Di Matteo dal collaborare con la giustizia ma il pentito continuò a parlare con gli investigatori e il figlio fu ucciso. “Non fu colpa mia – ha detto Di Matteo – Feci quella scelta per dare un futuro migliore ai miei figli”.

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