Mafia

Mafia, 47 anni fa l’omicidio del giornalista Mario Francese

Cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia, ucciso a colpi di pistola dalla mafia, il 26 gennaio 1979, mentre stava tornando a casa

Pubblicato 2 ore fa

A 47 anni dall’omicidio di Mario Francese, cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia, ucciso a colpi di pistola dalla mafia, il 26 gennaio 1979, mentre stava tornando a casa, Palermo lo ricorda stamane in viale Campania, nel luogo dell’agguato, per iniziativa del Gruppo Cronisti di Assostampa. Mario Francese aveva 54 anni, quando venne ucciso e le sue inchieste giornalistiche furono, come sottolinea la sentenza di condanna di appello oltre che per Bagarella, per Toto’ Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Raffaele Ganci e Francesco Madonia: “Il movente dell’omicidio Francese e’ sicuramente ricollegabile allo straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un’approfondita ricostruzione delle piu’ complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni ’70”.

La storia professionale di Francese inizia come telescriventista, per poi diventare, da giornalista collaboratore del quotidiano La Sicilia e dopo aver lavorato per dieci anni all’ufficio stampa della Regione siciliana, decise di licenziarsi per dedicarsi a tempo pieno al Giornale di Sicilia, dove da cronista di giudiziaria scrisse pagine storiche sul fenomeno mafioso, come quelli, per citarne alcune, sulla strage di Ciaculli, del processo ai Corleonesi e fu l’unico ad intervistare la moglie di Riina, Antonietta Bagarella. Francese sostenne con forza la tesi dell’omicidio di mafia per Cosimo Cristina, il primo giornalista ucciso in Italia nel maggio del 1960 a Termini Imerese.

Indaga, va a fondo ai fatti di mafia sul territorio, mette nero su bianco i nomi sul Giornale di Sicilia, espone all’opinione pubblica i collegamenti tra i fatti, non facendo mai un passo indietro. La sua tempra di cronista di razza, la forza delle sue inchieste, il suo desiderio di contribuire a svelare ogni verita’ e il suo impegno civile contro Cosa nostra, afferma Assostampa, “lo rendono sempre vivo e oggi piu’ che mai attuale per il suo modo di vivere la professione e necessario da ricordare”.

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