Mafia, “Sei un morto che cammina”: 15 arresti e 35 indagati

Redazione

Mafia, “Sei un morto che cammina”: 15 arresti e 35 indagati
| Pubblicato il martedì 23 Febbraio 2021

Mafia, “Sei un morto che cammina”: 15 arresti e 35 indagati

Le minacce di morte finirono nella trasmissione televisiva Striscia la notizia
di Redazione
Pubblicato il Feb 23, 2021

Operazione antimafia della polizia, coordinata dalla procura di Catania, scattata all’alba. Smantellato un imponente gruppo mafioso legato alla cosca Santangelo-Taccuni, attivo prevalentemente nel territorio di Adrano, e legato ai Santapaola-Ercolano. Trentacinque le persone raggiunte dalla misura cautelare firmata dal gip ed eseguita da agenti del commissariato di Adrano e della Squadra mobile di Catania. L’indagine e’ stata avviata a seguito dell’affissione per le vie di Adrano di un necrologio con l’annuncio della morte di un nuovo collaboratore di giustizia. Uno dei vertici del gruppo aveva definito nel corso di un’intervista il pentito “un morto che cammina”. 

Sono finiti in carcere: Giuseppe Arena, Kevin Bua, Antonino Bulla, Fabio Castelli, Ermir Daci, Salvatore Diolosà, Salvatore Placido D’Oca, Antonino Foti, Emiddio Fabio Foti, Domenico La Villa, Nicolò Liotta, Federico Longo, David Palmiotti, Nicola Salanitro, Carmelo Scafidi, Toni Ugo Scarvaglieri. Misura cautelare in carcere, ma già detenuti Vincenzo Bulla, Antonino D’Agate, Nicolò D’Agate, Salvatore Foti, Rosario Galati Massaro, Antonino La Mela, Giuseppe La Mela, Nicolò Rosano, Vincenzo Rosano, Gianni Santangelo, Ignazio Vinciguerra. Ai domiciliari, Pietro Lanza, Roberto Leonardi, Giovanni Managò, Domenico Mannino. Obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per Antonino Amato, Domenico Salamone e Salvatore Truglio.  

Le indagini, culminate nell’operazione “Adrano Libera”, sono state avviate nel maggio del 2017 proprio quando alcuni pentiti di mafia hanno raccontato i retroscena della cosca. E tra questi Valerio Rosano appartenente alla famiglia “Pipituni”, organica al clan Santagelo-Taccuni. La notizia della collaborazione con la giustizia ebbe forti ripercussioni nella famiglia del collaboratore, il cui padre Vincenzo era esponente di vertice del clan. La reazione del clan fu pubblicamente manifestata con l’affissione di locandine funerarie nel centro storico di Adrano che annunciavano la morte di Valerio Rosano e fissavano le esequie presso una chiesa, il cui fittizio indirizzo corrispondeva alla via in cui ha sede il commissariato di polizia di Adrano.

Le minacce di morte finirono nella trasmissione televisiva Striscia la notizia alla cui inviata l’indagato Toni Ugo Scarvaglieri rilascio’ un’intervista, nel corso della quale, pubblicamente e senza timore, espresse disprezzo per la scelta del collaboratore, definito “un morto che cammina“. Quindici le persone arrestate; 12 raggiunte dal provvedimento in carcere; 4 ammesse ai domiciliari; per tre disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Una persona risulta irreperibile perche’ all’estero. Il clan Santangelo Taccuni sarebbe stato diretto da Gianni Santangelo, gia’ detenuto, mentre gli organizzatori del gruppo attivo nel traffico di cocaina e marijuana sarebbero stati Giuseppe e Antonino la Mela, Toni Ugo Scravaglieri e Carmelo Scaffidi. Nel corso dell’indagine e’ stato documentato un vasto traffico di stupefacenti dalla Lombardia ad Adrano, con un ruolo di trait d’union di Antonino Amato e Domenico Salamone, di Biancavilla e Adrano, domiciliati nelle province di Varese e Como; grazie ai collegamenti con un personaggio di origine calabrese, Giovanni Manago’, domiciliato in Lombarda, avevano avviato rapporti di affari con Ermir Daci, albanese, attualmente detenuto, arrestato il 15 febbraio del 2018 assieme a un connazionale perche’ sorpreso con oltre 17 chili di eroina.

L’approvvigionamento di droga avveniva anche attraverso canali nel messinese, calabrese e campano. Diversi gli arresti in flagranza di reato ed sequestri di sostanze stupefacenti che servivano ad alimentare le tre piazze di spaccio ad Adrano: la prima nei pressi dell’abitazione di Salvatore Foti che la gestiva personalmente, nonostante gli arresti domiciliari, aiutato dai figli Antonino e Emiddio Fabio; la seconda nei pressi della locale stazione della circumetnea; la terza vicino all’abitazione di Antonino D’Agate, “Nino ‘u babbaleccu”, pure lui agli arresti domiciliari. Nel corso delle indagini e’ stato scoperto un furto del bancomat dell’agenzia di Adrano del Credito Emiliano avvenuto il 13 dicembre del 2017, bottino 24.650 euro. Denaro utilizzato per acquistare l’eroina sequestrata a David Palmiotti, arrestato il 23 dicembre 2017.

di Redazione
Pubblicato il Feb 23, 2021


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