Operazione Atena: droga e autobus turistici nelle mani della mafia, 32 arresti (ft e vd)

Redazione

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Operazione Atena: droga e autobus turistici nelle mani della mafia, 32 arresti (ft e vd)

di Redazione
Pubblicato il Mar 12, 2019
Operazione Atena: droga e autobus turistici nelle mani della mafia, 32 arresti (ft e vd)

I carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno arrestato 32 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso, favoreggiamento aggravato, trasferimento fraudolento di valori, sleale concorrenza aggravata dalle finalita’ mafiose, spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.

In carcere sono finiti Tommaso Di Giovanni, 52 anni, Gregorio Di Giovanni, 56 anni, Paolo Calcagno, 52 anni, Francesco Arcuri, 38 anni, Francesco Pitarresi, 29 anni Settimo Spitaliere, 35 anni, Costantino Trapani, 50 anni, Giulio Affranchi, 69 anni, Salvatore De Luca, 50 anni, Giuseppe Corona, 50 anni, Michele Madonia, 48 anni, Filippo Maniscalco, 25 anni, Gaspare Rizzuto, 36 anni.

Ai domiciliari Sebastiano Vinciguerra, 58 anni, Gioacchino Cirivello, 49 anni, Rosalia Spitaliere, 41 anni, Andrea Damiano, 41 anni, Antonino Pisciotta, 41 anni, Benedetto Graviano, 27 anni, Antonio Sorrentino, 51 anni, Alessio Haou, 29 anni, Kheimas Lausgi, 30 anni, Salvatore De Santis, 25 anni, Vincenzo Toscano, 31 anni, Alessandro Angelo Di Blasi, 31 anni, Cristian Caracausi, 22 anni, Fabrizio Nuccio, 27 anni Gandolfo Emanuel Milazzo, 25 anni, Salvatore Sucameli 31 anni, e Pietro Burgio, 33 anni.

L’inchiesta e’ coordinata dalla Dda del capoluogo siciliano.

 Oltre agli assetti territoriali di Cosa nostra, è emerso l’interesse principale di Paolo Calcagno in relazione al sostentamento economico della propria famiglia. Il boss, infatti, nel corso dei colloqui in carcere, aveva fornito alla moglie e al cognato indicazioni sui soggetti ai quali rivolgersi per ricevere le somme di denaro spettanti per lo stretto mantenimento e i profitti dei pregressi investimenti economici realizzati, insieme ad altri affiliati, in attività commerciali pienamente funzionali e attive. È emerso inoltre come il mandamento mafioso di Porta Nuova avesse organizzato le piazze di spaccio di sostanze stupefacenti, che continua a costituire la principale fonte di reddito di Cosa nostra (seguita subito dopo dalle estorsioni), diretta conseguenza della domanda che non accenna a diminuire, anzi sembra in continua crescita; sono state registrate, nel corso delle indagini, numerose richieste di acquisto di droga per uso personale anche da parte di una nutrita schiera di acquirenti costituita da imprenditori e liberi professionisti della città. Sono state, inoltre, individuate due diverse attività, una imprenditoriale e l’altra commerciale a Palermo e riconducibili agli esponenti di vertice di Cosa nostra, ma intestate a prestanome e quindi sottoposte a sequestro preventivo In tema di attività commerciali è stato contestato il reato di illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso per avere imposto la fornitura di caffè a bar del territorio. Infine, sono stati individuati gli autori di 5 estorsioni consumate/tentate nei confronti di imprenditori e commercianti costretti al versamento a Cosa nostra di somme di denaro.


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