Consiglio comunale straordinario sul dissalatore, il sindaco Martello: “Siamo pronti a sequestrarlo”
Una netta presa di posizione da parte del primo cittadino rispondendo al rappresentante della struttura commissariale per l'emergenza idrica.
“Mi sento preso in giro dalle sue risposte odierne. Non ha risposto alle nostre domande e questo alimenta ulteriori dubbi, il dissalatore è nato in emergenza, ma resta qui nonostante i pareri negativi dal punto di vista urbanistico, violando le norme urbanistiche e nei prossimi giorni lo farò sequestrare dai Vigili Urbani!” Queste le parole del sindaco di Porto Empedocle, Calogero Martello a margine del consiglio comunale straordinario sul dissalatore rispondendo al rappresentante della struttura commissariale per l’emergenza idrica.
In aula erano presenti gli esponenti del Comitato MareNostrum, coloro i quali hanno invocato il consiglio comunale straordinario, che chiedono che il dissalatore, costruito sulla spiaggia di Marinella, venga spostato nell’area Ex Asi, e vengono effettuati tutti gli accertamenti su legalità dei poteri usati e sul rispetto di norme ambientali e urbanistiche. “Il Comitato non può che accogliere con soddisfazione le parole del Sindaco ma è bene sottolineare che deve essere conseguenziale impugnando amministrativamente il decreto commissariale n.42 entro il 17 febbraio quindi allo scadere dei 60 giorni dalla sua pubblicazione, altrimenti è solo aria fritta!”, dice Saia presidente del Comitato.
Il decreto commissariale n.42 del 17 dicembre 2025 dichiara il dissalatore una struttura fissa. Un atto che pone una demarcazione importantissima tra prima e dopo il decreto. Il dissalatore si trova in un’area destinata a parcheggio e ad attrezzature turistiche e di servizio alla balneazione della spiaggetta, quindi giustificabile soltanto se ci si trova in una condizione di temporaneità. Con il decreto n.42 il dissalatore diventa fisso e quindi abusivo fino a quando non verrà effettuata una variante al prg comunale.
Nel corso del Consiglio comunale è stata formalmente avanzata la richiesta che tutti gli atti relativi alla realizzazione del dissalatore vengano trasmessi senza ulteriori ritardi alle autorità competenti e alle procure, affinché vengano accertate eventuali responsabilità politiche, amministrative e, se del caso, penali.
“Per mesi è stato sostenuto che l’intervento fosse pienamente regolare. Per mesi è stato chiesto al territorio di tacere in nome dell’emergenza idrica. Per mesi ogni critica è stata liquidata come strumentale. Oggi emerge invece un quadro estremamente preoccupante. Quando un Sindaco arriva a ipotizzare il possibile sequestro di un’opera pubblica, non siamo davanti a un semplice errore amministrativo, ma a un fallimento istituzionale clamoroso” , afferma con una nota la deputata M5s, Ida Carmina, già Sindaco di Porto Empedocle. “Se l’opera dovesse risultare abusiva, qualcuno dovrà risponderne. Se invece non lo fosse, qualcuno dovrà spiegare per quale motivo il Sindaco sia stato tenuto all’oscuro e posto davanti al fatto compiuto. Non esistono opere pubbliche troppo importanti per rispettare la legalità. Non esistono territori sacrificabili né esistono cittadini di serie B. Porto Empedocle merita rispetto e la Sicilia merita verità”, ha concluso Carmina.
“Finalmente il Sindaco di Porto Empedocle, dopo i lunghi silenzi, oggi ha dimostrato coraggio e determinazione”, si legge in una nota dell’associazione Mareamico Agrigento presente insieme ad altre associazione ambientaliste al consiglio comunale. “Speriamo che ora il Sindaco sia conseguenziale e faccia lo stesso per l’altro scempio empedoclino: le tonnellate di fanghi inquinanti, provenienti dal porto di Trapani, che sono state depositate nell’area industriale di Porto Empedocle nel maggio del 2025 e che da allora continuano ad inquinare il mare e le falde acquifere“, ha concluso Claudio Lombardo.
“Al Presidente Schifani, ancora una volta, chiediamo la serietà che è mancata, quando si è promesso di affrontare e risolvere i gravi problemi idrici della Sicilia e in particolare della provincia di Agrigento, affrontando i temi più rilevanti, a iniziare dalla manutenzione degli invasi e delle reti. Al gestore idrico AICA e alla sua nuova presidente analogamente, chiediamo di sapere il reale stato di avanzamento dei lavori per il rifacimento delle reti idriche, per il monitoraggio e la riduzione delle perdite, per la misura dei consumi. Dopo i finanziamenti, per decine di milioni di euro, persi ad inizio gestione, non vorremmo ritrovarci ancora nella situazione attuale, con debiti milionari, reti idriche colabrodo e utenti del servizio sempre in crisi”, scrive in una nota Italia Viva.





