I luoghi del cuore Fai, sarà restaurato l’Eremo di Santa Rosalia a Santo Stefano Quisquina
Il progetto è stato accolto e riceve un contributo di 46.500 euro da FAI e Intesa Sanpaolo
Nel paesaggio montano dei Monti Sicani, l’Eremo di Santa Rosalia alla Quisquinaa Santo Stefano Quisquina (AG) è immerso in una foresta di querce secolari a 986 metri di altitudine: il termine “Coschin”, da cui trae origine il nome della località, significa infatti “oscurità” o “luogo in ombra”. Il sito ha un’importante storia spirituale legata a santa Rosalia, la patrona di Palermo, che qui probabilmente visse nel XII secolo come eremita.
L’origine della devozione locale risale al 1624, quando nel bosco venne scoperta una grotta con una lapide che avrebbe testimoniato la presenza della santa. Diventata meta di pellegrinaggio, vi sorse una prima cappella, mentre la struttura attuale, articolata su più livelli, risale al 1772, quando grazie a donazioni di fedeli venne costruito l’imponente complesso monastico: oltre alla piccola chiesa vi sono la cucina, le celle, il refettorio e i vari ambienti conventuali. L’eremo, oggi di proprietà del Comune di Santo Stefano Quisquina, è parte di un sistema culturale e devozionale più ampio, rafforzato dall’“Itinerarium Rosaliae”, il cammino inaugurato nel 2015 che collega il Santuario della Quisquina a quello di Monte Pellegrino a Palermo lungo un percorso di 180 chilometri tra natura, storia e spiritualità. Già durante il censimento l’attivazione della comunità è stata molto rilevante, date le piccole dimensioni del Comune e la sua posizione periferica: una dimostrazione della riappropriazione culturale del bene, anche a livello sovralocale.
L’eremo si è classificato al quinto posto nel 12° censimento, raccogliendo oltre 35.800 voti, segno di questo legame profondo e condiviso con la comunità al quale il Comune ha dato seguito presentando al bando “I Luoghi del Cuore” il progetto di restauro dal costo complessivo di 68.500 euro del cortile di accesso dell’eremo, che versa oggi in condizioni critiche, rappresentando un rischio concreto per i visitatori. Interventi puntuali che possono incidere in modo significativo sulla fruizione e sulla percezione complessiva del complesso monumentale, migliorando la prima accoglienza dei visitatori. Il progetto è stato accolto e riceve un contributo di 46.500 euro da FAI e Intesa Sanpaolo, affiancato da un articolato insieme di cofinanziamenti pubblici e privati, resi disponibili da sette diverse realtà, a cominciare dal Comune. Inoltre, le collaborazioni con il CAI Monti Sicani, Slow Food, Rotary Club, ProLoco e scuole del territorio, rafforzano il valore del progetto portandolo in una direzione di maggiore consapevolezza del valore del patrimonio, da godere attraverso un turismo sostenibile, anche come possibile soluzione per contrastare i fenomeni di marginalizzazione delle aree interne.





