Sciacca

Crisi settore ittico, Confcommercio: “Senza i commercianti il pescato resta in banchina”

Una crisi senza precedenti che rischia di azzerare la catena del valore del Distretto ittico di Sciacca. Confcommercio Agrigento, per voce del Presidente Provinciale Gero Niesi e del Presidente della Delegazione di Sciacca Giuseppe Caruana, lancia un grido d'allarme drammatico e definitivo

Pubblicato 11 minuti fa

Purtroppo dobbiamo registrare un’ingiusta ed economicamente insostenibile esclusione dei settori della commercializzazione, conservazione, logistica e distribuzione ittica dai ristori pubblici, in primis dal bando regionale FEAMPA denominato “Caro Carburante”. Il provvedimento della Regione Siciliana mette in campo 17,1 milioni di euro per compensare i rincari energetici. Tuttavia, limita gli aiuti al solo segmento della cattura primaria. Una miopia istituzionale che ignora un principio fondamentale: il pesce non arriva da solo sulle tavole dei cittadini. Dietro ogni sbarco c’è una rete capillare di micro, piccole e medie imprese che garantisce la catena del freddo, la lavorazione e il trasporto su gomma.

Le imprese del dettaglio, all’ingrosso, dell’intermediazione e dei trasporti refrigerati si trovano stritolate in una morsa fatale, schiacciate tra l’incudine di vincoli normativi asfissianti e il martello di costi vivi fuori controllo. Da un lato, il drastico calo del pescato locale, esasperato dai rigidi fermi biologici europei, dall’altro, i devastanti effetti dell’aumento dei costi aziendali, su tutti quello del carburante che hanno inflitto il colpo di grazia che ha azzerato i ricavi ma non le spese. I commercianti, infatti, sono costretti a mantenere attivi gli impianti frigoriferi e i depositi a fondo perduto, continuando a versare contributi previdenziali, tasse e tributi locali in totale assenza di materia prima. Una tempesta perfetta in cui l’impossibilità di traslare gli aumenti energetici sui consumatori finali, già impoveriti dalla contrazione dei consumi, sta spingendo le attività commerciali oltre il punto di non ritorno.

Ad oggi, le risposte della politica sono pari a zero.

Il Presidente Provinciale di Confcommercio Agrigento, Gero Niesi, dichiara: “Siamo di fronte a un punto di rottura non più reversibile. Chiediamo una presa di coscienza reale, concreta e immediata da parte del Governo Regionale, dei deputati dell’ARS e dei rappresentanti europei. Dietro a questa crisi ci sono padri di famiglia che, insieme ai propri dipendenti, rischiano seriamente di non poter più portare il pane a casa. La disperazione tra gli operatori è tantissima. Non è tollerabile che si frammenti la filiera dividendo artificialmente i pescatori dai commercianti. La crisi colpisce tutti allo stesso modo. È ora di dire basta: lo Stato e la Regione devono occuparsi seriamente e con urgenza anche di questi lavoratori, prima che il tessuto occupazionale del nostro territorio collassi definitivamente.”

Il Presidente della Delegazione di Sciacca, Giuseppe Caruana: “È necessario ricordare a tutti un dato logistico inconfutabile: senza il lavoro dei commercianti e dei trasportatori, il pescato si ferma sulla banchina del porto. È solo grazie ai sacrifici quotidiani delle nostre imprese che il pesce fresco arriva quotidianamente sulle tavole dei consumatori, nelle cucine dei ristoranti e della pubblica ristorazione, e sugli scaffali della distribuzione organizzata. Sciacca esprime una dimensione media aziendale superiore alla media regionale, un polmone occupazionale insostituibile che non può essere cancellato. Lasciarci da soli significa condannare a morte il Distretto Ittico di Sciacca. Non c’è più tempo per le promesse, serve dignità e parità di trattamento.”

Di fronte a questo scenario di imminente collasso, Confcommercio Agrigento ha formalizzato un’istanza di riesame che è stata recapitata direttamente sul tavolo del Commissario Europeo per la Pesca, Costas Kadis, agli Europarlamentari della Circoscrizione Italia Insulare, nonché ai vertici della Regione Siciliana: il Presidente della Regione, il Vicepresidente e Assessore all’Agricoltura, l’Assessore alle Attività Produttive e l’intera deputazione agrigentina all’ARS. I punti fermi della piattaforma di sblocco non ammettono dilazioni: il riesame immediato del bando “Caro Carburante” per sanare la discriminazione a danno della filiera a valle; la riprogrammazione strategica dei fondi FEAMPA 2021-2027 residui, da convertire in indennizzi diretti a fondo perduto; l’attivazione di ammortizzatori fiscali d’emergenza, sotto forma di crediti d’imposta strutturali per abbattere i costi insostenibili della catena del freddo e della logistica gommata.

Ad oggi, tuttavia, nessun segnale di recepimento è giunto da questi palazzi, lasciando un’intera comunità produttiva sospesa in un silenzio assordante. Consapevole che la battaglia si gioca anche sul fronte dell’identità locale, Confcommercio ha parallelamente investito della questione il Comune di Sciacca, sollecitando un sostegno politico e istituzionale compatto dal Sindaco, dal Presidente del Consiglio Comunale Ignazio Messina e da tutte le forze consiliari.

La vertenza di Sciacca smette così di essere una semplice rivendicazione di categoria e diventa lo specchio di un paradosso: quello di una burocrazia che pretende di tutelare il mare dimenticandosi di chi, quel mare, lo trasforma in economia, occupazione e cibo per il Paese. La banchina di Sciacca non è solo un punto geografico, ma l’inizio di un viaggio economico che alimenta famiglie, imprese e mercati. Se la politica continuerà a spezzare artificialmente questa catena, la paralisi non si fermerà al porto. Spegnere i frigoriferi dei commercianti significa svuotare i piatti dei consumatori e, con essi, il futuro di un intero territorio. La risposta delle istituzioni non è più rinviabile, perché il tempo della disperazione è già scaduto.

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