Ritrovato a Sciacca un bassorilievo marmoreo del XVI secolo

Diego Romeo

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Ritrovato a Sciacca un bassorilievo marmoreo del XVI secolo

di Diego Romeo
Pubblicato il Ago 13, 2019
Ritrovato a Sciacca un bassorilievo marmoreo del XVI secolo

Il rinvenimento di un bassorilievo marmoreo della città di Sciacca, attribuibile al XVI secolo è stata l’interessante notizia di una conferenza stampa che si è svolta nella sala “Blasco” del Comune.

L’autore della scoperta, il geologo saccense Franco Lo Bue conferma come il ritrovamento sia di “grande valore e arricchisce ulteriormente la città di Sciacca che già di per se ben dotata, sia in campo preistorico che in quello medievale. Questo è un pezzo appartenente al medioevo, epoca Carlo V e con simboli araldici interessanti che stiamo studiando”.

La conferenza stampa era presieduta dall’assessore comunale Calogero Segreto mentre con slide e documenti alla mano il geologo Lo Bue ha illustrato (collaborato dal docente ricercatore Tino Mortillaro) il rinvenimento “in un sito di disponibilità e proprietà delle Chiesa Madre di Sciacca in una visita casuale e avendo eseguito delle osservazioni del manufatto in oggetto, ha ritenuto di rilevare e segnalare che si tratta di una balaustra marmorea con forma rettangolare, uno spessore di circa 15 cm, con base 1,00 mt ed altezza 1,40 mt. 

La natura lapidea – precisa Lo Bue non è stata possibile individuarla in modo preciso, anche se trattasi di calcare bianco possibilmente Trubo, ampiamente presente nei nostri territori o marmo di Carrara, il tutto va definito con condizioni ed elementi di rilievo migliori degli attuali.

Nel basso rilievo in oggetto – prosegue il geologo – si rilevano tre elementi sostanziali a) Nella parte alta in posizione centrale è dominante una aquila ad ali spiegate, elemento che risulta presente anche nelle due antiche porte di accesso alla città di Sciacca ancora esistenti ( porta san Salvatore e porta Palermo), b) In area sottostante rileviamo la presenza di un leone rampante ampiamente presente nei tanti simboli araldici saccensi e nel primo simbolo della città di Sciacca con la Maria Maddalena, e) Una scritta in latino (in fase di interpretazione e traduzione) fa da cornice a tutto l’insieme, che, nel complesso, con le decorazioni presenti,
evidenzia anche un buon gusto estetico
.

Un interessante dibattito fra i presenti è stato iniziato dall’ex magistrato Nello Bongiorno contribuendo così ad una maggiore definizione storica del ritrovamento.

Ricollegando l’opera in oggetto al contesto storico della città di Sciacca è stato asserito che dovrebbe trattarsi, per stile e contenuti espressi, di una realizzazione del XVI secolo. Questa parte di Sicilia e la città di Sciacca in questo secolo era continuamente esposta e soggetta ad incursioni piratesche, pertanto l’imperatore Carlo V ordina nel 1543 di consolidare (o ricostruire) le mura di Sciacca danneggiate anche dal terremoto del 1542. Un consistente intervento fu messo in campo nel lato Nord; la attuale porta San Calogero fu strutturata in modo megalitico radiale e una balaustra marmorea biancastra con incisa l’aquila imperiale in omaggio a Carlo V fu posta in una nicchia sopra la chiave di volta dell’arco di accesso Nord a Sciacca.

In epoca successiva per lavori viciniori relativi alla chiesetta del Giglio e per segnali di una non stabile collocazione nella nicchia anzidetta, fu rimossa e messa sotto tutela della chiesa.
Oggi  si è perso il ricordo e le informazioni su questo manufatto, parte significativa e storica delle mura di Sciacca. Lo Bue dice di ritenere che l’opera in oggetto sia lo stemma murario del XVI secolo che in modo meritevole la chiesa di Sciacca ha saputo tutelare da atti vandalici o altro. Infine le condizioni del bassorilievo marmoreo, pur con i limiti determinati da uno stato di osservazione non ottimale, sembrerebbero nel complesso buone. Un piccolo danneggiamento nello spigolo in alto a destra non risulta essere, nel complesso, determinante e l’insieme è sostanzialmente in uno stato di conservazione accettabile – conclude il geologo Lo Bue che ha già previsto e definito la futura destinazione dell’opera messa a disposizione delle autorità civili.

“Non ci sono immagini di natura religiosa, è un bene civile che la Chiesa agrigentina ha donato ufficialmente nel corso di una manifestazione pubblica, presenti l’arciprete Lo Bue e i responsabili dei beni culturali della diocesi, avviando così un percorso di studio e riconoscimento del bene che verrà tutelato dalla Soprintendenza e questo ci garantisce da brutte sorprese.”


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