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“Il mio maestro di cronaca e di vita: addio a Franco Castaldo”

Il commovente ricordo di Elvira Terranova, capo servizio dell’Adnkronos e Cavaliere al merito della Repubblica

Pubblicato 8 ore fa

Franco Castaldo non c’è più. Per noi non è soltanto la perdita di una delle voci più libere e rigorose del giornalista italiano né soltanto quella della persona che ha guidato questo giornale. Se n’è andato un padre che ci ha forgiato nella tempra e nel carattere e che ci ha messo in mano una tutta la sua vita. Franco ha attraversato decenni di cronaca sempre con lo stesso sguardo: curioso, ostinato, mai accomodante. A Grandangolo ha dato la sua firma e, soprattutto, la sua vita.  Ma Franco non apparteneva solo a Grandangolo. Apparteneva ad una comunità di giornalisti siciliani che oggi gli rendono il doveroso omaggio e tributo. Come quello che gli ha riservato Elvira Terranova, capo servizio dell’Adnkronos, Cavaliere al merito della Repubblica e medaglia d’oro al valor civile, tra le giornaliste siciliane più note e apprezzate nel panorama dell’informazione. Elvira Terranova da 30 anni si occupa dalla Sicilia di cronaca, in particolare giudiziaria e politica. Ecco il suo ricordo di Franco Castaldo.

“Ci sono notizie che non vorresti mai leggere, e ancora meno dovere scrivere. La scomparsa di Franco Castaldo è per me un colpo al cuore profondissimo, uno di quei dolori che ti riportano d’un tratto all’origine di tutto, a quello che sei e a chi ti ha insegnato a diventarlo. Per me Franco non è stato soltanto un grande cronista di razza: è stato il mio mentore, il mio maestro, la persona che mi ha preso per mano quando ero poco più di una ragazza. Era il 1989. E io avevo appena compiuto 19 anni, la maturità presa con il massimo dei voti e una passione viscerale per il giornalismo quando iniziai a collaborare da Licata, dove lavoravo nella emittente “Video Faro Licata” per il quotidiano La Sicilia. Franco era il capo servizio di Agrigento, il mio punto di riferimento assoluto. Scrivevo con lui e per lui, e in un ambiente spesso geloso delle proprie notizie, la sua generosità fu per me una rivelazione. Ricordo i miei primi passi, la totale ingenuità di chi si affaccia per la prima volta sulla cronaca nera e giudiziaria. Quando non sapevo nemmeno cosa fosse un’ordinanza o una misura cautelare, Franco si metteva lì, con pazienza infinita, e mi spiegava come si leggeva un atto, come si cercavano i dettagli, come si distinguevano i fatti dalle ipotesi. Mi passava le sue carte perchè potessi studiarle, analizzarle, capire la struttura di una indagine. Non si limitava a chiederti un pezzo: ti insegnava il metodo. Erano anni complessi, intrisi di sangue e di tensione. In quel periodo affrontai storie enormi anche per la televisione locale, compreso il drammatico omicidio del giudice Rosario Livatino e tanti altri fatti di cronaca che segnarono profondamente quel territorio. In ogni momento cruciale, Franco c’era. Dall’altra parte del telefono mi dava le “dritte” giuste, come dare peso alle parole senza cedere mai all’enfasi o alla superficialità. Ma, soprattutto, mi diceva sempre che la notizia eravamo noi. Ma i fatti. Quel legame nato più di trentacinque anni fa tra un capo servizio e una giovane cronista non si è mai interrotto. Negli anni si è trasformato in un rapporto speciale, fatto di profonda stima reciproca. Continuavamo a sentirci spesso, soprattutto di fronte alle grandi operazioni di polizia: le vecchie abitudini non morivano mai e ci davamo sempre una mano a vicenda, confrontandoci con la stessa fiducia di un tempo. “Elvirù, ti servono carte?” mi diceva, oppure lo chiamavo io e gli dicevo: “Francù, vuoi le carte degli arresti?”. Di lui ho sempre ammirato l’integrità e il coraggio. Anche nei momenti più difficili, come quando si concluse il suo lungo percorso a La Sicilia – una ferita dolorosa per chi per quel giornale aveva dato l’anima – Franco affrontò l’allontanamento a testa alta con una dignità e un orgoglio professionale straordinari. Era un uomo profondamente onesto, un giornalista pulito che non ha mai piegato la schiena. Se oggi so guardare alle carte di un processo con rigore, indipendenza e rispetto per la verità, lo devo a quelle lezioni che partivano da Agrigento e arrivavano fino a Licata, fino a Palermo, successivamente, e a trentacinque anni di vicinanza e stima. Grazie di tutto Franco. Il tuo insegnamento e il tuo esempio restano qui, custoditi con immensa gratitudine. La tua Elvirù.”

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